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Età del bronzo
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore

Il territorio del comune di Magliano facendo parte dei Campi Palentini che verso occidente, stretti da una parte da Monte San Nicola e dall'altra da Monte Carce, si incuneano nel Cicolano seguendo il corso del Salto fino alla stretta gola di San Nicola, ne segue le sorti fin dagli inizi della civiltà e segna il passaggio dall'area fucense e palentina a quella equicolana. Di qui infatti nel corso dell'VIII secolo si diffusero verso il reatino e la sabina storica tracce della cultura fucense. Le caratteristiche alluvionali dei piani e la presenza del fiume hanno condizionato la presenza di insediamenti di pianura in periodi climatici particolarmente umidi e poi quelli montani fino almeno al periodo romano. (1) Scarse tuttavia sono le conoscenze nel periodo precedente il primo millennio.
 
Mancano completamente testimonianze della presenza umana in età paleolitica, a differenza del territorio fucense, dove strumenti di selce rinvenuti a "Mole" di Avezzano, a Lecce dei Marsi, a Collelongo, a Luco, dimostrano la presenza umana nel Paleolitico inferiore, almeno 18.000 anni fa.
(2) Nei Campi Palentini il più antico insediamento conosciuto da ricognizioni di superficie è dell'età del bronzo e si trova in territorio di Scurcola a confine col territorio di Magliano. E' posto a quota 700 in vicinanza del canale di bonifica del Salto . Il materiale rinvenutovi riguarda tutte le fasi dell'età del bronzo fino ad arrivare ai primordi del ferro. (3) Al periodo finale dell'età del bronzo sono riferibili anche i bronzi rinvenuti a Magliano e a Forme nell'ottocento. Si tratta, in modo particolare, di una " punta di lancia a cannone con manico allungato, forma complessiva slanciata, lama a foglia lanceolata. (4) 
 
Ci furono in questo periodo insediamenti di pianura in vicinanza di sorgenti o corsi d'acqua. Un villaggio dovette sorgere alle falde del colle Lucciano a sud nei pressi dell'attuale bottino di presa della condotta idrica che alimenta Fonte Nuova.  Più verso ovest, vicino l'ingresso del casello autostradale, durante i lavori di costruzione dell'autostrada, furono rinvenute tombe arcaiche (VII-V secolo a Cr.) con la presenza di gladi a stami, punte di lancia in ferro, spada di ferro con lama lanceolata, fibule a sanguisuga e del tipo Certosa in bronzo. (Grossi 1988 ocres equi).
(5) Siamo nella prima età del ferro che per i Campi Palentini segna l'avvio verso una nuova struttura di insediamenti non più in pianura ma in alture. Un brusco cambiamento climatico verificatosi nei primi decenni del secolo IX, prima età del ferro, dando inizio ad un nuovo periodo a carattere oceanico freddo e umido costrinse ad abbandonare gli insediamenti di pianura. (6) 
 
Le dimensioni modeste di questi villaggi, costituiti da piccoli gruppo di capanne, permetteranno ad alcuni di sussistere ancora ma la loro cronologia non va al di là della metà del secolo VIII. Viene abbandonato il villaggio di Scurcola "dato l'impaludamento della pianura " sorge al suo posto l'insediamento di " Case Madonna" sul versante est del Monte San Nicola. 
A Magliano un insediamento sul Colle Lucciano sostituisce il precedente. E' un abitato questo coevo alla necropoli di Scurcola, di cui parleremo tra breve
(7).
  
La sua necropoli potrebbe essere quella localizzata presso l'attuale casello autostradale, su cui si è fatto cenno di sopra Ambedue i nuovi villaggi presentano materiale superficiale della prima età del ferro. E' questo il periodo durante il quale sorgono sulle alture centri fortificati che nella lingua safina vengono chiamati Ocres e in latino appida e castella. Tali strutture rimarranno inalterate fino alla romanizzazione, quando tutto il territorio palentino, con la creazione della colonia di Alba Fucens, verrà ristrutturato e diviso in lotti con il sistema della centuriazione e assegnato ai coloni romani.
(8) Per una approfondita conoscenza del periodo, precedente alla colonizzazione, particolare importanza riveste la necropoli di Scurcola che interessa gli insediamenti di Casa Madonna e l'ocre del monte san Nicola sovrastante il paese di Scurcola e posizionato a quota 1078. La scoperta della necropoli venuta alla luce durante i lavori per l'ampliamento dell'Imele nel 1983 fu poi oggetto di 3 campagne di scavi dirette dal dott Vincenzo D'Ercole, durante i quali furono rinvenute ben 31 tombe da assegnare " fra il IX e il V secolo avanti Cristo. (9) Molti sono gli ocres segnalati nella piana Palentina. 
  
Nel territorio di Scurcola, che, essendo confinante col territorio di Magliano, ci interessa maggiormente, oltre all'ocre del monte san Nicola, importante è il centro fortificato di monte San Felice a Cappelle. Situato sulla sommità della punta estrema del Salviano là dove questo monte fa da spartiacque e segna il confine dei Campi Palentini a sud di Cappelle e ad est dell'Imele, è dotato di ben 3 cinte murarie. ( Grossi pag. 66-74).
(10) . . .Nel territorio del Comune di Magliano viene segnalato l'Ocre della Castellana. a m, 1003 a nord di Magliano con pianta ovoidale e con una superficie di 0, 60 ettari, delimitata da un terrapieno lungo il quale affiorano tracce di mura costruite con enormi massi sovrapposti senza malta ( Fiorani pag. 125) (11). Vi si sono rinvenuti tegoloni e ceramica di impasto. 
 
Un ocre doveva esistere sul Colle " centro storico della veccha Magliano" che potremmo chiamare di Santa Lucia dal nome della chiesa omonima, con pianta rettangolare, superficie di 3 ettari e fascia anulare interna conservata nell'impianto del XIV secolo. necropoli arcaica sul versante est. Vi sono segnalate tombe arcaiche con dischi corazza del secolo VII avanti Cristo .
Tre dischi a decorazione geometrica provenienti da Magliano sono conservati nel Museo Civico di Sulmona ( Mariani; Grossi: Ocres Equi). Un altro ocre viene segnalato a Monte Pago Osco a est di Marano, un quarto in Santa Maria in valle con resti di mura megalitiche.
(12)  Da quanto già detto appare chiaro come il territorio del comune di Magliano fosse organicamente inserito nel più ampio contesto storico dei campi Palentini e dell'area fucense fin dall'età del bronzo . A sua volta la tipologia degli insediamenti preromani e i materiali delle necropoli evidenziano l'inserimento delle genti dell'area della grande Comunitè Safina ben documentata in Abruzzo (13). Nell'ambito di questa civiltà la comparsa dei dischi corazza nelle sepolture costituisce la testimonianza dell'esistenza di gruppi dominanti di guerrieri nell'interno delle comunità locali. (n.14) 
 
 

Note
(1) Giuseppe Grossi, I Piani Palentini nell'antichità da Cappelle dei Marsi 1990.
 
(2) Antonio Radmilli, 1999, nn 169-199.
  
(3) G. Grossi idem pag. 51. Irti Colucci pag. 349-356- n. 4 
 
(4) P. Peroni. P. 176 (tav. 20/1- p. 180 tav. b2274.
 
(5) Renato Peroni: Bronzi nel territorio del Fucino in Riv. preist. Firenze 1961. 
 
(6) G. Grossi Ocres  p. 54
 
(7) Vincenzo D'Ercole, scurcola Marsicana, 1987
 
(8) G. Grossi idem pag. 58
 
(9) D'Ercole 1987, p.7, Campanelli d'Ercolkepp.
 
(10)G. Grossi I Campi Palentini pag.66-74
 
(11)P. Fiorani. una Citta Romana pag. 124 - G. Grossi idem pag. 79 
 
(12) Mariani col. 373, nota 75.
 
(13) G. Grossi Ocres Equi 1988 pag. 74 
 
(14) G. Grossi Cappelle pag. 84-85
 

  

 
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