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Medio evo
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
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Magliano de' marsi
medioevale
(collez. G. di Girolamo)
 
 
Alla caduta dell'impero romano d'occidente, anche la Marsica seguì le sorti d'Italia: Il primi invasori furono i Goti: Da Ravenna dipesero le sorti del territorio. La successiva guerra Gotico-Bizantina portò danni e distruzioni: I villaggi furono abbandonati, gli abitanti ridotti allo stremo, fuggirono sui monti adattandosi a ricoveri di fortuna. Fu questo il periodo più drammatico per le popolazioni italiane e per il nostro territorio. Ci fu l'abbandono dei vici e dei fundi per rifugiarsi sui monti. Forse in tale situazione sorse il castello di Carce sull'omonimo monte.
(1) Dopo una breve parentesi bizantina nel 569 scesero in Italia i Longobardi. Il territorio dei Marsi e quindi anche il nostro costituì un castaldato dipendente dal Ducato di Spoleto. 
 
Si tornò ad abitare gli antichi villaggi. Intanto i Piani Palentini vedono il sorgere delle ecclesiae dei monaci benedettini e curtes longobarde che si insedieranno negli antichi Vici e fundi: Sono di questo periodo Santa Maria in Valle Porclaneta e San Pietro in Albe.
(2) Col nome Marsica si comincia a comprendere anche i paesi dell'ager albensis. Ciò avviene in modo specifico con l'entrata dell'ordinamento ecclesiastico e con la definizione dei confini della diocesi Marsorum. Nei diversi documenti i centri abitativi sono detti in Marsis o in valle Marsorum. Scompare, pertanto, il nome Aequicoli nei Campi Palentini. (3)
 

E' del 25 febbraio 1115 la Bolla di Pasquale II al vescovo Berardo(San), dove sono indicati i confini della Diocesi dei Marsi e qui vi è indicato la prima volta ciò che può interessare il nostro territorio. Fra le 59 chiese facenti parte della diocesi c'è indicato S. Martini in valle cun titulis suis, la cui chiesa è stata ritenuta la prima parrocchia di Magliano , titolo conservato fino ai primi del 1600, quando passerà a Santa Lucia, nel centro del borgo. Ma su ciò avremo modo di riparlarne.
(4) Il periodo del dominio normanno segnò una rinascita dei centri abitati. 
 
E' l'epoca in cui " gli Abruzzi rigurgitano di centri rurali oggi dimenticati, di cui taluni sono qusi città." ( Barbsagsallo- Il Medioevo). Alcuni scrittori di cose marsicane sostengono che il paese di Magliano ebbe un periodo di prosperità all'epoca di Guglielmo il Buono. La notizia è tratta dal Catalogus Baronum e riportata dal Corsignani nella Reggia Marsicana. E' scritto:" Guillelmus de Oria tenet Mallanum quod….. est feudum unius militis". Questa citazione scrive il Melchiorre, non convince " dal momento che questo Guglielmo non risulta legato in alcun modo alla Marsica." Si tratta pertanto di un Mallanum e non Malleanum. Il catalogus Baronum del 1150 e aggiornato nel 1167-68 doveva servire per conoscere la consistenza dei feudi icastellati nel XII secolo allo scopo di preparare un esercito per contrastare la minaccia di un attacco al Regno di Sicilia dopo l'alleanza di Corrado II di Germania con Emanuele Commeno dell'Impero Bizantino.
  
Nel documento pertanto non si parla di Magliano, tuttavia un riferimento al nostro territorio c'è e riguarda il centro fortificato di Carce. " Comes Rogerius de Albe dixit quod tenet…Carcerem in Marsis quod est feudum VI militum una cum podio S. Blasii…….(Grossi O A. pag. 92-95 , Melchiorre: Breve Profilo storico di Magliano) = Il conte Ruggero di Albe disse di avere in Marsi in demanio Carce in Marsi che è feudo di 6 soldati insieme con Poggio San Biagio".
(5) Il Febonio, parlando dei confini del territorio di Alba al capitolo V del libro III della sua Istoria Marsorum, pag. 158 a proposito di Carce avanza l'ipotesi che una fortezza esistesse già in epoca romana deducendola da una notizia di Tolomeo che parla di una Arce situata di fronte ad Alba- Il termine Arce si sarebbe corrotto i Carce (6)
 

Il Febonio ci dà quindi una descrizione della rocca medioevale della quale ai suoi tempi restavano ancora le mura perimetrali " che attestano le tracce di un borgo non piccolo" ( trad. U. Palanza. Dalla descrizione del Febonio deriva quella dello storico settecentesco Antinori. Quest'ultimo nei suoi annale, ricalcando la descrizione di Fenonio, cos' scrive: "Carce incastellato a forma di rocca nell'estrema vetta del monte, interposto alla valle , onde si passa a Cicoli ( Cicolano) e donde scorrendo il fiume Anio ( Salto) scende verso degli Equi. 
  
Avendo quella cima una forma ovale, il Castello veniva compitamente d'ogni intorno cinto di mura. Vi si ascendeva per aspro e insolito cammino, né per altra via che pel giogo e via così stretta che appena vi possono andare tre insieme di lato. Sulle prime era l'ingresso nel castello per una sola porta: ma poi renduto fortelizio, ne ebbe munite due di vallo
(7). Fino a questo momento non abbiamo conoscenza di documenti in cui appaia il nome di Magliano. Bisognerà attendere il 1250 quando nel registro delle rendite di Santa Maria in Valle si troverà scritta la chiesa di Santa Maria de Maliano, ma di ciò ne riparleremo tra breve, quando dovremo affrontare l'etimologia del nome Magliano. 
 
Per il momento citeremo i testi medioevali dove è qualche notizia riguardante il territorio comunale. Nel Cronicon Cassinensis nell'anno 1067 si parla di San Leucio a Marano -" Ecclesia…..Sancti Leucii in Marano". Pag. 82 Nel Cronicon Farfensis nell'anni 1051 è riportato" filii Letonis et nepotes cum suis consortibus concesseruint huic monasterio ecclesiam Sanctae Matiae in ministero aequano ad Saltu= i figli di Lerone, i nipoti e i suoi familiari concedettero a quato monastero la chiesa di Santa Maria in ministero equano presso il Salto. Si tratta forse di Santa Maria ad Nives
( Grossi). 
  
Un Privilegio di Arrigo VI in favore dell'abate del monastero di San Paolo di Ostuni del dicembre 1151 riporta : Ecclesia S. Blasii martyris prope rivulum qui ducit ad flumen Saltum= la chiesa di San Biagio martire presso il torrente che porta al fiume Salto. La Chiesa era quella del podium S , Blasii, ricordata di sopra. Il territorio faceva parte allora della contea di Albe e quando nel 1268 vi si svolse la famosa Battaglia che porta il nome di Battaglia di Tagliacozzo, Corrado D'Antiochia ne portava il titolo, ereditato dal padre. Qui il 23 agosto di quell'anno si concluse l'infelice avventura di Corradino, ultimo rampollo della Casa Sveva. 
 
Il sogno di un impero universale, che aveva alimentato gli spiriti più pensosi del medioevo, svaniva dinanzi alle inesorabili e misteriose leggi della storia. Il Gregorovius a conclusione della rievocazione della battaglia amaramente conclude: " La duplice vittoria riportata a brevissima distanza da questo despota su Manfredi e poi su Corradino, rivolta il nostro senso morale, poiché davvero essa segnò un nuovo trionfo del male sul bene, dell'ingiustizia sulla giustizia. Sul campo di Tagliacozzo si giocò forse la sorte più ingiusta che mai combattente abbia estratto dall'urna della battaglia".
(9) Dare dei giudizi morali sui grandi fatti della storia spesso impedisce di comprendere le forze nuove che muovono i fili dell'avventura umana. I fatti sono di così capitale importanza e tanti sono gli storici che hanno trattato l'argomento. che in una storia locale come la nostra non resta che sintetizzare gli avvenimenti . Il 18 agosto Corradino partì da Roma. Lo accompagnavano don Arrigo con qualche centinaio di soldati spagnoli, Federico di Baden, Galvano, Corrado di Antiochia ed altri guerrieri. 
  
L'esercito era formato da 10 mila soldati ben equipaggiati e col morale alto. L'itinerario seguito per raggiungere i campi di Scurcola dove si accampò il 22 di agosto, alla sinistra del fiume Salto nei pressi di Villa Pontium è controverso. Il Gregorovis dice che Corradino nei pressi di Riofreddo, attraversò i passi di Carsoli e scese nella Valle del Salto. E poi , passata Tagliacozzo, puntò verso Scurcola. Non si comprende cosa indichi col termine Valle del Salto. Se il significato è quello stesso che usiamo oggi non si comprende come l'esercito svevo abbia potuto toccare Tagliacozzo e non piuttosto seguire a ritroso il corso del Salto lasciando il Cicolano per raggiungere il luogo dove accamparsi..
Carlo, informato di ciò., a marce forzate dall'Aquila attraverso l'altipiano delle Rocche discese alle rive del Fucino e nella serata del 22 agosto si accampò , secondo alcuni alla destra del fiume, nei pressi di Magliano, secondo altri, alle falde di Carce: cosa questa impossibile per la distanza dal campo svevo. Consigliato da Alardo de Valery un drappello di 800 cavalieri Carlo lo nascose dietro un colle , si tratta facilmente della zona ove oggi ci sono le Scuole Elementari, dietro il colle Lucciano.
(10)
 

La battaglia ebbe inizio al sorgere del sole del 23 agosto. Don Arrigo con i suoi Spagnoli fu il primo ad attraversare il fiume. La lotta si svolse furibonda e fu favorevole agli Svevi. Quando poi il maresciallo di Couranges, che vestiva l'arme di Carlo, cadde da cavallo e rimase ucciso, un grido di vittoria si innalzò dai petti degli svevi. Le schiere francesi a quel grido, si dettero a fuga precipitosa, inseguite da Arrigo di Castiglia. I soldati tedeschi si precipitarono a saccheggiare il campo dei nemici, in maniera disordinata. Fu in questo momento , che lasciando il proprio nascondiglio, gli 800 soldati francesi, si lanciano improvvisamente sui nemici intenti al saccheggio. 
   
Le truppe fresche, serrate in fitta falange, non faticano molto a sbaragliare e annientare le sparse truppe di Corradino. Quando Arrigo di Castiglia, tornò nel campo dopo aver inseguito le truppe francesi, per celebrare la vittoria , rimase impietrito nel vedere la strage. Cercò invano di forzare lo schieramento nemico, dovette al fine abbandonare il campo.. . Corradino riuscì a fuggire con 500 cavalieri iniziando quella triste peregrinazione che lo porterà nella piazza del Mercato a Napoli dove abbandonerà la propria testa sul ceppo per essere recisa dalla scure del boia. Una nuova pagina si apriva per le nostre contrade.
Carlo D'Angiò nel Diploma dato da Alife in terra di lavoro il 5 ottobre 1273 divide il Giustiziarato svevo in due parti: L'Aprutium Citra, Abruzzo adriatico , e Aprutium ultra , abruzzo montano Il Giustiziato ultra era retto da Egidio di San Liceto. Vi sono compresi , fra gli altri, Carchium cum villis …. Maranum. 
Non vi è nominato Magliano. Da ciò non si può argomentare, come è stato fatto nel passato che Magliano a quell'epoca non esistesse. Tra la fine del XII secolo e il XIII si era verificato in tutta la zona il fenomeno del
l'incastellamento, per cui i castelli più piccoli e le ville si univano ai castelli più grandi e più ricchi per avere maggiore sicurezza e comodità.
 
L'espressione Carcium cum villis ne è la riprova ed indica che Carce esercitava la sua giurisdizione su diversi insediamenti, quali San Biagio già ricordato, San Martino. Fra i quali deve essere compreso Magliano, la cui esistenza è già dimostrata dal documento del 1250,. citato in precedenza. Alcuni studiosi e con questi Fiorani negano l'esistenxa di Magliano per la mancata menzione nella lettera che Carlo spedì al Papa la sera stessa della battaglia. Il brano in questione è il seguente : "inter sculcule et carchi montes, in quadam planitie, sua infelicia castra defixerant = Avevano posti gli inflici accampamenti in una pianura fra i monti di Sdcurcola e di Carce" L'Angioino ha voluto indicare i punti estremi della pianura dove Corradino aveva posto il campo, da una parte il monte di Scurcola , dall'altra il monte di Carce, i due centri a quell'epoca più importanti.
 
In quanto al colle su cui Carlo pose gli accampamenti quasi sicuramente si tratta di colle San Domenico, Colle Lucciano, Cotecorno che formano un unico complesso collinare.
(11) Il colle della Magliano storica fa parte di altro sistema parallelo al primo ma separato da esso da lungo avvallamento.  E' certo comunque, anche se detto colle a quell'epoca era ancora disabitato, vi esisteva tuttavia la chiesa di Santa Lucia, Magliano più antico esisteva in località Magliano Vecchio accanto alla chiesa benedettina di Santa Maria ad Nives, a nord-est del colle di Santa Lucia. Ne è prova una lettera, che Carlo invia al Giustiziere degli Abruzzi in data 2 marzo 1282 nella quale Il re invita il giustiziere a prelevare dalla chiesa dei Frati Minori di Amatrice un vecchia campana che dovrà essere issata sulla torre campanaria della nuova Abbazia della Vittoria " perché il suono giungesse per le valli e per i monti a Tagliacozzo, a Scurcola, a Magliano, ad Albe fino alla piana del Fucino , fino alle vette del Velino". (12) Ma dell'origine di Magliano ne parleremo nel capitolo seguente.




Note
(1)Fiorani: Una città romana; Magliano nel Medio evo ad oggi.
(2) G. Grossi op. c. p. 142
(3) Ibidem
(4) Scipioni. Chiesa di Santa Lucia- G. Grossi op, c, - Melchiorre: profilo storico di Magliano dei marsi.
(5) G. Grossi op, c. pp. 92-95-
(6)Febonio :Historia Marsorum- Corsignani: Reggia Mar.- Di Pietro; Agglomerazioni…
(7) A.L. Antinori: annali , m. 55,sec. XVIII, vol. IX, f, 71 (Biblioteca Provinciale, L'Aquila) 
(8)Gregorovius Storia di Roma nel Meidoevo.
(10) Gregorovius Fiorani la battaglia di Tagliacozzo
(11)P. Fiorani La Battaglia dei campi Palentini
(12) Fallocco: S. M. della Vittoria 2001 p54.

  
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