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La II° Guerra Mondiale
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore

Sembrava veramente che un'era di pace e di prosperità fosse iniziata, quando nuove nubi tornarono ad oscurare il cielo d'Europa. La Guerra di Spagna prima, la seconda Guerra Mondiale poi tornarono a strappare dai propri focolari i giovani nel primo fiore di giovinezza, i padri ancora adatti a portare le armi, quelli non più giovani chiamati alla riserva. Si diceva che la guerra sarebbe stata breve, che la vittoria era sicura. Nel dichiarare guerra Mussolini aveva detto che gli bastavano mille morti per sedere attorno al tavolo della pace. 
Ma la guerra non fu né breve, né vittoriosa. In Italia incominciavano a scarseggiare i viveri, scomparve il caffè, scomparve il cioccolato, sorsero i così detti orticelli di guerra per provvedere al pane quotidiano Si incominciò a mangiare pane nero, anche la pasta, vanto del nostro pastificio, era divenuta immangiabile data la sua composizione non più di solo grano duro. 
   
Le razioni giornaliere di cibo, stabilite per legge, divenivano sempre più misere. Incominciò e si estese sempre di più il mercato nero per avere a disposizione cibo sufficiente. Né le notizie che provenivano dai diversi fronti erano confortanti. Le solenni dichiarazioni sulla potenza del nostro esercito, sul valore dei battaglioni delle Camice Nere, che dovevano uguagliare la grandezza romana, venivano giù come castelli di carta. Ormai si era sicuri che la politica del Duce non poteva che portarci alla rovina. E questa giunse con straordinaria violenza. Il 25 luglio del 43 cadeva Mussolini , ma la guerra continuava e quando finalmente si decise di porre termine all'immane conflitto, era ormai troppo tardi. I Tedeschi da alleati divenuti conquistatori, tenevano sotto il loro tallone gran parte dell'Italia. Privati di qualsiasi ordine, il Re , il Governo, i comandi militari degli alti gradi erano fuggiti da Roma per recarsi fra gli Alleati. 
  
I nostri soldati sparsi in Grecia, in Iugoslavia, in Albania, in Italia iniziarono senza alcun ordine, ciascuno per conto proprio , la loro lunga odissea. Alcuni più fortunati raggiunsero i loro paesi percorrendo a piedi , col continuo pericolo di essere catturati dai Tedeschi. Altri, lontani dal suolo nazionale o furono uccisi per rappresaglia o catturati e trasportati in Germania. Torneranno a guerra finita in patria ma rovinati nell'anima e nel corpo. 
Alcuni popoleranno i lazzaretti. Altri non torneranno più, morti o dispersi. Magliano sotto i Tedeschi non ebbe a soffrire molto da parte di quelle truppe, ma i continui bombardamenti alleati, la scarsezza del cibo, il terrore che qualche atto inconsulto di qualche cittadino, potesse causare feroci rappresagli, come accadde in altri paesi della Marsica, tenevano gli animi continuamente in all'erta. Ci fu panico allorché un soldato tedesco, entrato subdolamente in casa di un cittadino per far violenza , venne da questi ucciso colla sua stessa baionetta. L'uomo ebbe il coraggio di presentarsi all'autorità tedesca e denunciare il fatto. 
  
Fu rilasciato, perché riconosciuto di aver agito per legittima difesa . Mentre sui monti della Marsica operavano bande di partigiani, i Maglianesi si comportarono sempre con molta prudenza. Ciò fu di grande giovamento allorché un gruppo di giovani fu trovato in possesso di armi. Un momento di grande panico occupò gli animi di tutti In questi casi non c'era scampo. Gli ordini tedeschi erano per la fucilazione dei responsabili. Il parroco e l'intervento di persone in buoni rapporti con i comandi tedeschi fecero capire a questi che si trattava di giovani al di fuori di ogni sospetto e non capaci di una lotta armata. Furono rilasciati dopo essere stati adibiti al ricavo di un campo di patate. Si cercavano rifuggi in grotte naturali, in montagna, in casolari lontani dai centri abitati. Notizie contrastanti giungevano dal fronte di Cassino. Con apparecchi radio di fortuna si cercava di captare le notizie da radio-Londra.
 
I preparativi di difesa che i Tedeschi stavano approntando nel nostro territorio nei primi mesi del 1944 non lasciavano sperare nulla di buono. Le piazzole per istallarvi pezzi di artiglieria, che si stavano realizzando sui monti la Costantina e Carce, che delimitano la stretta Valle del Salto , la costruzione del grande vallo minato nella valle medesima, nel territorio cosiddetto delle Macchie, erano indizi certi che i Tedeschi prevedevano che una volta rotta la loro difesa di Cassino, gli eserciti alleati li avrebbero inseguiti attraverso la Valle Roveto.
   
Se si fosse verificato un tale evento per Magliano sarebbe stata la fine. Posto al centro del sistema difensivo tedesco, sarebbe divenuto bersaglio delle artiglierie dell'una e dell'altra parte . Già si parlava , e le notizie provenivano da fonti attendibili. che i Tedeschi, come prima cosa, avrebbero fatto saltare il nostro bel campanile con la chiesa di Santa Lucia e il centro storico, nonché il caseggiato lungo via Cicolana, onde rallentare l'avanzata nemica. 
Quanta fede, quanto fervore nelle preghiere traboccanti di dolore e di speranza che si elevavano a Dio nella Chiesa di Santa Lucia, tutti stretti attorno al pastore! Nessuno può dimenticare l'opera di amore e di fede svolta dal parroco, Don Augusto Orlandi, nella quasi totale assenza dei poteri civili. L'unica autorità civile rimasta sul posto fu ragionier Luigi Bruschi, nominato Commissario prefettizio in quello stesso anno. Avvertito da alcuni cittadini che dei soldati tedeschi si erano introdotti fraudolentemente nella Casa delle Suore del Preziosissimo Sangue, si recò sul posto per richiamare i militari all'ordine. 
 
A tale intervento " ci fu per risposta immediata, sa parte di un soldato, l'estrazione della pistola ed un colpo fu sparato a terra……. Seguirono calci sul sedere al povero Commissario . Questo ebbe uno scatto dovuto all'orgoglio ferito e mostrò i pugni al Tedesco, che fece partire un secondo colpo. Seguì un forte" Andate via!" A questa imposizione tutti si dileguarono, da quel momento il Commissario non fu più visto, se non alcuni mesi dopo." ( Amiconi G.) Non si possono dimenticare le preghiere che si rivolgevano a Dio nella Chiesa di San Domenico , vivificate dalla calda parola di padre Ermenegildo D'Egidio. " Il giorno 12 maggio del 1944 un nugolo di fortezze volanti si presentò minaccioso e terrificante nel cielo di Magliano . L'obiettivo non era questo paese, bensì quello vicino di Massa D'Albe, sede del Comando di Corpo d'Armata che operava a Cassino". 
  
Grappoli di bombe furono sganciate sul povero paese, che venne ridotto in un cumulo di rovine, Molti furono i morti e i feriti. Nel pomeriggio dello stesso giorno ci fu altro sgancio di bombe. Alcune di queste caddero anche nel territorio di Magliano e precisamente a San Casciano e in località Santa Maria in Valle. Fu quello l'inizio della battaglia di Cassino che si doveva concludere con la ritirata tedesca. La notte fra il10 e l'11 giugno 1944 fu notte di terrore e di angoscia. I bagliori dell'incendio della fornace , provocato dai Tedeschi, illuminarono sinistramente le tenebre , in cui i sordi boati delle mine fatte brillare per abbattere le linee elettriche e telegrafiche e tutto quanto avesse a rallentare la marcia degli alleati, rendevano più terribili gli incubi notturni. I ruderi dello storico mulino che fu già patrimonio nell'anno mille, dei monaci di Santa Maria in Valle e che ancora oggi si scorgono in località Terramora, sono muta testimonianza di quella terribile notte.  Un gruppo volontario di giovani maglianesi, coordinati dall'ingegner Carlo Fiorani. Vigilavano quella notte nei diversi rioni affinché nessun danno si compisse ai danni della popolazione da parte di tedeschi isolati della retroguardia..
  
La mattina il sole tornò a risplendere ancora una volta sui nostri tetti , sul campanile che svettava nel cielo turchino, simbolo della vita che risorge, faro di fede e di speranza. I Tedeschi non c'erano più. Nel primo pomeriggio si diffuse la notizia dell'arrivo degli alleati . Una pattuglia di questi arrivò in piazza accolta da una folla di cittadini quasi incredula che fosse tutto finito. Nel comune si insediò come sindaco provvisorio l'ingegnere Fiorani. Il 13 giugno , festa di Sant'Antonio , di fronte ad una folla numerosa il già ricordato padre Ermenegildo con la sua voce calda ed appassionata, dall'alto del balcone del convento di San Domenico, commentando gli avvenimenti presenti, tornava a quel fatidico 20 ottobre 1860, poiché nei due fatti, pur così lontani fra loro, vi scorgeva la protezione divina. 
 
Ma la guerra non era finita. Bisognerà attendere più di un altro anno per veder tornare nella nostra terra i soldati superstiti dai campi di concentramento di Russia, Australia, India. Si usciva da un grande incubo , si piangevano i morti, si cercava di sanare le feriti di quanti tornati dalla prigionia mostravano i segni delle sofferenze nel corpo e nello spirito ma ci si accorgeva anche di aver riconquistata la libertà e con la libertà sorgeva la speranza in un mondo migliore. 
   
Nei comuni finiva l'epoca podestarile e tornavano i Sindaci. Tuttavia i primi due anni, il 1944 e il 1945 furono anni di assestamento. Carlo Fiorani rimase in carica assieme ad una Giunta provvisoria fino al dicembre del 44. Gli subentrò l'avvocato Pietro Tavani che rimase in carica fino al febbraio dell'anno successivo. Fu nominato allora un Commissario prefettizio nella persona di Guido Blandini. Era lo stato che ornai faceva sentire la sua voce allo scopo di ridare ordine al sistema amministrativo. Nel frattempo a Magliano si era riorganizzata la Lega Contadina anche in conseguenza dei provvedimenti del ministro dell'agricoltura Fausto Gullo che prevedevano l'assegnazione di terre incolte, la proroga dei patti agrari, una più equa ripartizione dei prodotti e degli oneri di conduzione.
 
Forti di tali provvedimenti nel mese di ottobre i contadini di Magliano scesero in lotta, i coloni di Masciarelli occuparono i terreni delle tenute di San Biagio e della Maddalena, quelli di Di Clemente quelli della Cardosa per procedere alla semina del grano anche in quegli appezzamenti riservati per tale uso al padrone.. Ma la reazione padronale non si fece attendere e richiese l'intervento delle forze dell'ordine e della Magistratura. Il prefetto dell'Aquila dottor Aria in data 28 novembre così telegrafa: "Già in ottobre scorso tutti individui colpevoli arbitraria semina terreni erano stati denunciati ed ora trovansi rinviati a giudizio. 
  
A mezzo capi lega contadini e coloni esortato attenersi commettere o istigare commettere atti illegali. Impartito opportune istruzioni organi polizia prevenire violazioni di legge". ( Colapietra). Ma la semina era ormai avvenuta e quando a giugno dell'anno successivo si trattò di dividere il prodotto, questo , nonostante le rimostranze padronali, fu diviso tre parti al colono, due al proprietario. Il Primo Maggio di quell'anno fu celebrato con grande entusiasmo dalle classi popolari. Un corteo numeroso al suono dell'internazionale eseguita dalla piccola banda cittadina, si avviò verso Pascolano dove fu bene accolto dal proprietario della villa. il barone Cesare Mausier. La festa si svolse all'insegna dell'unità e della più genuina allegria, seguita dallo scoppio di petardi e dai discorsi pronunciati da dirigenti politici.
 
La risorta Lega Contadina questa volta ebbe breve durata. Dal carattere politico socialcomunista presto con il costituirsi della piccola proprietà contadina ebbe a perdere molti dei suoi componenti che passarono all'associazione dei coltivatori diretti. Venne di fatto sciolta alla fine degli anni cinquanta Nell'agosto del 1945 fu nominato sindaco l'insegnante Mario Santoponte, che presiedette una Giunta provvisoria formata da rappresentanti di schieramenti politici antifascisti. Questa rimase in carica fino al marzo del 1946, quando ebbero luogo le prime elezioni comunali del dopoguerra : Per la prima volta partecipavano al voto le donne. 
  
La campagna elettorale fu oltremodo vivace. Due erano le liste in competizione, una di sinistra capeggiata dal Santopomte , l'altra che raggruppava un po' tutte le forze, dalla D .C. alla destra, capeggiata dal prof. Vincenzo Pietrangeli, che già durante il ventennio aveva rivestita la carica di podestà. Le nuove forze popolari stentavano ad entrare in competizione con la vecchia classe dirigente. Si creava intanto a Magliano un precedente che ancor oggi fa sentire gli effetti. Da allora infatti tutte le amministrazioni che si sono susseguite non hanno mai avuto un chiaro colore politico, sono state sempre frutto di alleanze eterogenee. 
 
Se nelle elezioni del 46 ci fu quasi un blocco per il timore dell'avanzare delle forze socialcomuniste, nelle tornate posteriori i tentativi di rendere le amministrazioni più coerenti politicamente, dovevano fallire parimenti. A farne le spese questa volta era la democrazia Cristiana. Pur vantando nelle elezioni politiche un primato incontrastato, ogni qualvolta tentava di presentarsi nelle amministrative col proprio simbolo era destinata al fallimento. Ciò tuttavia non ha impedito che si siano succeduti nella carica sindaci democratici cristiani e socialdemocratici.  E' stato un bene, è stato un male? Da quello che è accaduto poi potrebbe sembrare un bene, ma " ai posteri l'ardua sentenza". A noi non rimane che evidenziare i fatti. 
 
 

 
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