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Il centro storico vantava piccole industrie
Testi a cura di Guido Amiconi
Sappiamo che tutto si evolve, il mondo cammina veloce e ciò che credevamo duraturo, purtroppo, presto si deteriora e corrode. I fatti storici che, giornalmente, passano sulla nostra testa e, spesso, non facciamo in tempo a percepirli e valutarli, incidono profondamente sulla società e sull'uomo, di conseguenza. Questi ne subisce gli effétti, dopo essere stato egli stesso l'artefice, che agisce, cambia, trasforma, crea ed impone. Pian piano l'evoluzione si fa sentire su tutto: ciò che andava non va più,compaiono nuovi attrezzi, e sempre più aggiornati macchinari che subito operano nelle campagne, nei cantieri, per le strade, lungo i fiumi, negli uffici, nelle case.
I rumori aumentano, la corrente elettrica si consuma vieppiù, la nuova epoca compare impetuosa e prepotente e noi, spesso, non siamo all'altezza di seguirla, e facciamo degli sforzi per entrare nel nuovo ordine delle cose. 
  
Su per giù ciò è successo negli ultimi cento anni, ma già nella seconda metà del secolo scorso si avvertirono i sintomi e la prima industrializzazione si affermò, mallevatori il positivismo, lo sviluppo delle scienze, lo sperimentalismo, il pragmatismo. Con la creazione della forza motrice, prima a vapore e poi elettrica, sorsero le officine, s'incominciò a lavorare al tornio; l'invenzione del motore a pistoni, azionato dal carburante, diede altro impulso alla diffusione delle macchine e all'era industriale. Subentrò l'elettronica e l'informatica ed un'altra trasformazione subi la già affermata epoca. 
 
L'artigianato, diffuso, arricchì le sue botteghe di macchine e la lavorazione e la produzione subirono un forte miglioramento. Per quanto attiene il paese di Magliano dei Marsi, di cui andiamo narrando le vicende legate allo sviluppo, sia durante la civiltà contadina che quella posteriore, dobbiamo dire che da quell'epoca, centocinquant'anni fa, ci fu chi pensò a legare le proprie attività al mondo nuovo che sorgeva, l'industriale. La famiglia Anselmi apri il primo pastificio della zona, servendosi dell'ausilio di una impastatrice a ruota dentata, azionata dalla forza animale. Ricordo che un asino stazionava nel cortile della loro casa in Via Cicolana e la pasta veniva posta ad asciugare al sole. Altrettanto fece don Gregorio Masciarelli, che fondò ex novo una moderna fornace (il principio della pressione valeva anche per l'argilla e migliaia di pezzi l'anno venivano prodotti). 
 
Quella introduzione di macchinario fece chiudere altre cinque fornaci che si servivano della vecchia e tradizionale maniera di produrre manufatti. Ancora oggi si possono vedere le profonde buche foderate di materiale refrattario ove venivano cotti. La famiglia Gentile introdusse macchine ne1 suo salumificio in zona San Domenico. La manifattura delle calzature si incominciò a servire d'una cucitrice di tomaie ed il nostro nonno, che ne era titolare, non ebbe la sveltezza di acquistarne un'altra che cucisse le suole, che, ancora per decenni, furono cucite a mano, tirando lo spago. Macchine introdussero i sarti. Gallisto Morgante aboli il vecchio forno a legna ed inaugurò quello elettrico, e mangiammo un buon pane croccante e fresco, nello stesso tempo. 
Il mulino ad acqua in zona Terramora, invece, durò fino alla seconda guerra mondiale, quando i tedeschi lo fecero saltare. Subentrarono però due mulini a cilindri. Quello ad acqua lavorava dall'anno 1000 d.C. ed era stato costruito dai monaci benedettini che vivevano nel convento di Santa Maria in Valle Porclaneta. Essi scavarono la condotta d'acqua (chiamata poi jo fiumitto de lla mola) che captò le acque del torrente Raffia. Con la seconda guerra mondiale anche i falegnami introdussero macchine ed ora funzionano tre complessi, dei Di Benedetto e dei Carattoli. 
 
È recente la realizzazione di un centro industriale ove figurano alcune industrie abbastanza attive e la loro ubicazione è a sud dell'autostrada. In Rosciolo fioriva da secoli l'artigianato dei fabbricanti di stracci; morti gli ultimi, i figli non hanno più continuato nel mestiere che, pian piano, si è estinto. Anche i carratori o facocchi, che in Magliano formavano una corparazione che si era diffusa anche in Celano (fra di essi mio suocero), è venuta meno col progredire della motorizzazione; ne facciamo i nomi: i Maurizi (tre fratelli), i Jannucci, altri due fratelli; i Macioci, fratelli e nipoti, di cui uno trasferitosi in Avezzano; erano artigiani raffinati, precisi che, sebbene poco acculturati, erano capaci di produrre un prodotto tale quale quello di veri artisti, sebbene si servissero dell'ausilio di qualche macchina. 
  
Negli anni sessanta, venendo meno il mattone ed affermatosi sempre più il cemento, la moderna fornace hfasciarelli non seppe adeguarsi ai tempi, trasformando quei manufatti con i blocchetti di cemento o con elementi prefabbricati per chiudere; l'alta ciminiera, quasi simbolo del paese, con tanto di parafulmine, fu abbattuta ed ora, guardando, sembra notare che qualcosa manchi. Il colpo decisivo al vecchio lo ha dato il secondo conflitto mondiale con la diffusione dei centri industriali, ove una tecnologia abbastanza avanzata permette di sfornare prodotti su prodotti. La clientela, nel frattempo, data l'abbondanza, è diventata sempre più esigente e la moda, di conseguenza, si rinnova quasi annualmente. 
 
Il prodotto lordo della industria ora ha superato quello dell'agricoltura: i prodotti industriali si esportano, e si verificano frequenti arricchimenti sia di chi produce che di chi commercia. Nuove famiglie, introdottesi nel campo industriale e commerciale hanno finito per emergere e soppiantare le precedenti in quanto molti coloni sono passati all'altro campo, meno faticoso e più redditizio e protetto da agguerriti sindacati. Inoltre, la costruzione di grandi navi onerarie permette di trasportare i prodotti del suolo da lontani luoghi di produzione, per cui i prezzi sono stati fortemente contenuti quanto non diminuiti rispetto a quelli nostrani. Da qui il declino di alcune famiglie produttrici e proprietarie di vaste terre, che però non significa caduta, ma solo lieve flessione. 
 
Testo tratto dal periodico "Radar-Abruzzo"
 

 
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