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La facciata
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
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 Facciata della
chiesa S. Lucia
  
 
Il rosone (XV) e finestra
tardo-rinascimentale.
 
Particolare della finestra: il simbolo Trinitario.
   
Un grifo e resti di fregi di epoca romana
 
I plutei incastonati nella facciata ai lati della finestra (sec. XIII)
 
La facciata, contrariamente all'interno dell'edificio, accuratamente smontata e numerata nei vari elementi, è stata rimontata così come si presentava alla vigilia del terremoto del 13 gennaio 1915. Mancano solo i due occhi, che si aprivano sopra i portali laterali, in analogia alla rosa posta sul portale centrale. E' possibile quindi uno studio accurato dell'intero complesso monumentale ed evidenziare, di conseguenza, i diversi elementi architettonici, che, se pur dovuti a tempi diversi, contribuiscono, non tutti certamente, all'armonia d'insieme.
 
Le parti più antiche sono i tre portali. Questi, stilisticamente, ci riportano ai portali della grande Badia della Madonna della Vittoria, di cui, fortunatamente, se ne conservano due, dei quali uno orna l'entrata secondaria del cinquecentesco tempio della Vittoria, che sorge sulla parte alta di Scurcola, l'altro orna la Chiesa di S. Antonio, sempre nel territorio di Scurcola ed ubicata lungo la via Tibuttina. 
  
Di qui la supposizione che i maestri francesi, che operarono in Santa Maria della Vittoria, lavorassero anche in Santa Lucia. Scrive il Gavini nell'opera citata: " La Chiesa di Santa Lucia non aveva ancora la sua facciata, quando gli abitanti di Magliano vedevano sorgere la grande Badia della Vittoria ed è naturale che l'esempío suggerisse di portare a compimento la Chiesa, o servendosi degli stessi maestri francesi, o chiamando alcuno dei tagliapietre che avevano lavorato sotto la guida di questi ". Tutti e tre i portali, di tipo cistercense, sarebbero quindi la riproduzione dei portali della Vittoria. Il primo a sinistra si avvicina meglio al tipo di Scurcola e forse fu eseguito per primo. 
Gli altri due ripetono le stesse linee ornamentali. Il minore di destra è del tutto uguale a quello di sinistra, manca solo l'Agnello crucifero. Il portale centrale, per la parte incassata entro il muro, ha proporzioni maggiori, inoltre ha le pilastrate composte di tre colonnine per parte (i minori ne hanno due), alle quali corrisponde tripla cordonatura nell'archivolto. Alla base delle colonnine, invece che su di un tronco di piramide ottagonale, come negli altri due portali, il toro poggia su base attica al di sopra e fogliame al di sotto. Qualche ornamento in più è nei capitelli. 
  
Cosi la zona inferiore della facciata si poteva dire completa. Non dovremmo andare al di là del primo decennio del Trecento. " Ma - dice il Gavini - gli artisti abruzzesi sembra che non approvassero la semplicità dello stile borgognone e sentissero il bisogno di arricchire il portale centrale ". 
Non sappiamo se questo arricchimento avvenne qualche decennio più tardi, oppure si provvide a ciò quando artisti abruzzesi, innalzando " la grande muraglia " rettangolare all'uso aquilano, adornarono la facciata di una rosa " di mirabile fattura " (1) a somiglianza di quelle di Albe, di Celano e di quella posta sul portale di destra della Basilica di Collemaggio. Se così fosse, ci dovremmo trovare in età più tarda, tuttavia non si dovrebbe andare al di là dei primi decenni del Quattrocento. 
 
Non dovremmo, comunque, andare oltre il 1446. Questa data è incisa sul portale di Santa Maria delle Grazie in Rosciolo in una iscrizione che riporta anche i nomi degli artisti, che eseguirono il lavoro. Questi per aderire al desiderio dei Rosciolesi, si ispirarono alla Chiesa di Santa Lucia " (2). Tornando dunque al portale centrale c'è da mettere in evidenza come tutta la parte architettonica posta fuori la cortina appare completamente " slegata da tutto il resto del portale " e " presenta i caratteri stilistici di un'epoca, che può riconoscersi contemporanea alla venuta dei Maestri aquilani ". 
  
In questo caso, non confacendosi più la semplicità dello stile originario allo stile fiorito del rosone, si sarebbe cercato di armonizzare il portale al nuovo elemento con l'aggiunta di nuovi motivi decorativi. Nel caso invece tali aggiunte siano precedenti, cioè databili ai primi del Trecento, si deve arguire che siano opera di qualche artista " che aveva l'occhio abituato al fasto del romanico, piuttosto che alla semplice eleganza del gotico primitivo " (3). Ma vediamo quali sono queste aggiunte. Due colonne frontali, l'una a spina di pesce con incisi i gigli angioini, l'altra a triplo cordone girato a spirale, poggiano su leoni " malconci, forse resti di qualche monumento romano ". Sorreggono, spiccato su capitelli corinzi, un archivolto abbastanza sporgente. 
Questo " sagomato a quarto di cerchio, al disotto di un listello a piccole punte di diamante, reca scolpiti, a piccolo rilievo, grandi fiori a doppio giro di petali, che si seguono con disposizíone radiale a contatto l'uno con l'altro, sì che tutta la zona risulta nobilmente decorata ". (4)
  
I due capitelli, di stile corinzio, rivelano particolari che sono -caratteristici della Scuola Marsicana. Il rosone, posto " sull'asse del portale centrale, quasi a contatto con la fascia marca-piano, ha dodici colonne prismatiche, disposte a raggera con archi a chiglia tangenti con i vertici al circolo del vano " (5). 
I dodici spazi fra un arco ed un altro sono spartiti in tre trafori per mezzo di archetti gotici inscrítti. Tutto intorno corre una cornice ornata a larghe foglie di acanto. Nei primi del Quattrocento si poteva dunque dire che la facciata di Santa Lucia era ormai completa: tre portali di cui il mediano più grande, coronamento orizzontale di tipo aquilano, una rosa di mirabile fattura. 
Pur avendo tutti gli elementi conformi all'architettura di transizione romanico-gotica, l'armonia di insieme richiama i nuovi canoni rinascímentali, che si andavano sempre di più affermando. 
 
In questa epoca, infatti (siamo agli inizi del Quattrocento), " dall'Abruzzo, venendo a Napoli e passando poi per la Sicilia e in Sardegna, si avvertono motivi di persistente tradizionalismo, associato a una particolare abilità di comporre elementi diversi, del passato e del presente, in un tutto armonico, che può riassumere il tono della architettura di queste regioni. Oriente ed occidente, che nell'età medioevale si erano accostati nel meridione d'Italia, videro armonizzate le proprie caratteristiche espressioni del campo architettonico, attraverso il gusto catalano ivi predominante nell'età del rinascimento " (6).  Esempio tipico di questo armonico connubío fra il vecchio e il nuovo è la Facciata di Santa Maria di Collemaggio ad Aquila, a cui si ispirarono molte Chiese dell'Aquilano. 
La Chiesa di Santa Lucia, con l'interno quale abbiamo descritto, con l'armonica facciata, che si era andata arricchendo col tempo, rimase in questo stato quasi sicuramente fino alla seconda metà del Cinquecento, quando acquistava dignità di Parrocchia.
 
   


Note
(1) PICCIRILLI, La Marsica, appunti di storia e di arte, 1904. 
(2) SCIPIONI, Op. Cit. 
(3) GAVINI, Op. Cit 
(4)GAVINI, Op. Cit.
(5) PICCIRILLI, Op. Cit.; SCIPIONI, Op. Cit. 
(6) D'ANCONA - GENGARO, Umanesimo e Rinascimento, UTET.

 
 
Testi tratti dal libro "La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi"
 
 

  

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