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Vita della Parrocchia nel periodo risorgimentale
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
Importante dunque tutto l'Ottocento per la storia della Chiesa di Santa Lucia. Una pari importanza hanno le altre manifestazioni della vita parrocchiale. Basti pensare alle numerose vocazioni sacerdotali, fra le quali acquista particolare rilievo quella di Padre Panfilo Pietrobattista (1824-1876) la cui eredità di fede e di pensiero si conserva nella Università di San Bonaventura negli Stati Uniti d'America e, fra le altre opere, nella monumentale storia del francescanesimo, purtroppo incompleta, in quanto, mentre scriveva il terzo volume, lo visitava sorella morte. 
 
Molti eventi della vita religiosa dell'Ottocento si intrecciano con eventi politici, anzi, talvolta, sembrano confondersi con essi, e risentono degli stessi contrasti, delle stesse passioni. Da una parte c'è un discreto gruppo di idee libral-democratiche, che però non acquista quei toni settari che sfociano nell'anticlericalismo come in altre parti; dall'altro un gruppo di conservatori, che vede con timore l'avanzare delle nuove idee. La gran parte del popolo, fiducioso nella Provvidenza, sta a guardare in attesa di tempi migliori. I primi contrasti dovevano esser sorti durante l'invasione francese e l'avvento della Repubblica Partenopea. Abbiamo notizie che un Angelo Maria Petricca, dietro sollecitazione di un tal Salomone, che capeggiava la resistenza all'invasore francese nella provincia dell'Aquila, aveva adunato " masse armate " con cui si tennero fedeli quelle popolazioni. Il Petricca, quando tornarono i Borboni, fu ricompensato col grado di Primo Tenente. 
  
Durante i governi di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, non sappiamo come si comportasse la nostra popolazione. Sappiamo solo che furono soppressi i conventi di San Domenico e di San Martino. Verranno poi restaurati nelle loro funzioni al ritorno dei Borboni, come si deduce anche da delibere del decurionato. In queste si parla anche dell'importanza, in special modo, del convento dei domenicani per l'educazione della gioventù e l'istituzione della scuola. Sebbene ventate di laicismo imperversassero in gran parte dell'Europa, non esclusa l'Italia, qui da noi la vita del popolo e quella individuale era ancora scandita dalle celebrazioni e dalle grandi feste dell'anno liturgico, per cui anche gli eventi politici venivano spesso celebrati con manifestazioni religiose. Cosi avvenne nel 1848, quando Ferdinando Il, re delle Due Sicilie, profondamente impressionato dai moti rivoluzionari, scoppiati un po' dovunque in Italia, per primo concesse la Costituzione (10 febbraio 1848), seguito poi dagli altri principi e dallo stesso papa Pio IX. Una ventata di entusiasmo trascorse per tutte le regioni italiane. 
  
Magliano, per celebrare solennemente l'evento " non si limitò a feste civili e profane ", ma volle santificare il grande avvenimento con feste religiose. Istitui così la festa in onore di S. Antonio, che era il Patrono principale del Regno. Dalla Chiesa di San Martino la statua del Santo fu portata processionalmente nella Chiesa di Santa Lucia. Per l'occasione fu fatto dipingere un S. Antonio " di proporzioni gigantesche. Sotto il Santo vi furono dipinti dei cannoni, col chiaro intento che la Costituzione si sarebbe difesa anche con le armi ". Che la festa religiosa avesse anche un significato politico ce lo dimostra quanto accadde l'anno successivo. Dopo l'infelice esito della prima guerra di indipendenza, che tante speranze aveva acceso nell'animo degli Italiani, Ferdinando Il, dimentico del giuramento prestato nell'anno precedente, abolì la Costituzione, e per dare a quest'atto quasi l'espressione della volontà popolare, aveva provveduto a mandare emissari segreti nei diversi Comuni per convincere le amministrazioni a rivolgere suppliche al re per l'abolizione della Costituzione ed il ripristino del governo assoluto. Non sembra che il decurionato di Magliano si fosse prestato a tanta viltà (1). 

Certo è che nel 1850, la Festa di S. Antonio si celebrò ugualmente, con lo stesso apparato degli anni precedenti, sebbene il Sottintendente di Avezzano provvedesse " per tenere in soggezione gli attendibili e mantenere il buon ordine " a fissare per la vigilia e la festa un picchetto di soldati. Il sottintendente di Avezzano, a proposito di tale provvedimento. così scriveva al Vescovo dei Marsi, mons. Sorrentino, il 17 ottobre del 1850: "Ho disposto che la truppa di linea si fissi a Magliano, onde rimuovere ogni possibile sconcerto e far intendere a tutti che si vigila e non si teme ". Lo stesso quindi pregava il Vescovo, affinché si interessasse acché il curato e il clero cooperassero al mantenimento dell'ordine e che il predicatore si mantenesse " nei stretti limiti delle laudi al Gran Santo ". La festa fu celebrata e, nonostante le precauzioni governative, e una certa opposizione da parte del parroco Don Marco D'Alessandro e del Clero regolare, piuttosto conservatori nel campo politico, il panegirico fu tenuto dal celebre oratore, padre Celestino di Pescopennataro, di sentimenti chiaramente liberali. Fu inoltre dipinto un S. Antonio, con Ezzelino da Romano, che cade dal trono, mentre il Santo pronuncia le parole: " I popoli non si governano con la tirannide ". 
  
L'allusione decisamente politica non poteva che suscítare la reazione da parte governativa. La Festa di S. Antonio fu abolita, quasi tutti i Decurioni sostituiti, tenuti d'occhio i responsabili della iniziativa. Fra questi ultimi fu Giuseppe D'Eramo, che perdette in modo definitivo il posto di Cancelliere Comunale. 
Agli inizi del 1851, il Vescovo dei Marsi, mons. Sorrentino, " a calmare i bollori patriottici dei Maglianesi ", scrive mons. Scipioni, " mandò i padri Liguorini a predicarvi la missione ". Questa raccolse " ubertosi frutti spirituali " e, come abbiamo già scritto, dette un grande impulso all'ampliamento della Chiesa di Santa Lucia. Per un decennio non si parlò più di feste a sfondo politico e si poté quindi con tranquillità provvedere ai lavori dell'ampliamento. Tuttavia non bisogna credere che tutto questo periodo fosse sterile per la maturazione degli ideali di libertà e di patria, se gli eventi politici del 1860 trovarono in Magliano piena corrispondenza. 
 
Ma veniamo ai fatti. Era già iniziata la grande avventura garibaldina della Spedizione dei Mille. Conquistata la Sicilia, Garibaldi intraprese la conquista dell'Italia Meridionale, il 7 settembre entrava a Napoli, festosamente accolto dal popolo. Da qui emanava il Decreto per il plebiscito, che avrebbe dovuto aver luogo il 21 ottobre. Molti Comuni si pronunciarono immediatamente per l'Italia Unita. Anche Magliano si pronunciava per Víttorio Emanuele II con ben trecento voti ad appena tre giorni dall'entrata di Garibaldi a Napoli. Intanto l'esercito regolare piemontese, per ordine di Cavour, timoroso che nell'esercito garibaldino prevalessero i repubblicani e mazziniani, scese nel territorio napoletano, attraverso i possedimenti dello Stato Pontificio. 
   
Nel frattempo le truppe garibaldine sconfiggevano l'esercito napoletano lungo le rive del Volturno. L'indomani giunsero le truppe piemontesi. La reazione però non si dette per vinta. Tra i nostalgici c'era il cosiddetto colonnello La Grange, il cui vero nome era Von Klitsche, vecchio ufficiale dell'esercito napoletano, che in tempi di pace, svolgeva l'attívità di giornalista come corrispondente della Gazzetta di Ausburg. Raccoglie soldati sbandati, assolda una masnada di manigoldí e di scontenti con la promessa di ricco bottíno e parte per la riconquista del regno. Parte da Isola Liri, attraversa Sora, imbocca la Valle di Roveto. A Civitella gli viene sbarrata la strada dalle milizie garibaldine e dalla Guardia Nazionale di Aquila. La battaglia di Civitella, pur sfavorevole al La Grange, non gli impedisce di entrare nella Marsíca. Qui entra in contatto con Giacomo Giorgi, che prende il titolo di sottintendente. I reazionari rialzano la testa. Ad Avezzano il La Grange apprende che a Magliano c'è stato un pronunciamento antiborbonico e molti sono i liberali ed i mazziniani. Decide quindi di punire la nostra popolazione. Qualche reazionario maglianese deve averlo incoraggiato. All'esercito borbonico si unisce una masnada di abitanti dei paesi limitrofi, col miraggio di ricco bottino. 
  
La reazione infatti divampava in quasi tutto il circondario. Intanto Magliano si preparava alla difesa. A sera si sbarrano le porte, vegliano in armi i soldati della Guardia Nazionale. Intanto il La Grange avanza verso Magliano. " La marcia di De La Grange, scrive il giornale aquilano "La Guida" il 21 dicembre dello stesso anno, era una deviazione dell'itinerario Avezzano-Aquila per Rocca di Mezzo, ma rappresentava una esemplare spedizione punitiva. (.....) 
La truppa di De La Grange avanzò su Magliano divisa in tre colonne ". Il popolo intanto prega, invoca la protezione di Dio, dei suoi Santi Protettori. A ricordo di quanto accadeva un decennio prima, provvede a trasportare processionalmente la statua di S. Antonio di Padova, dalla chiesa conventuale di San Martino alla Chiesa di Santa Lucia. 
  
La notte fra il 19 e il 20 ottobre dovette per i Maglianesi essere una notte di terrore e di angoscia. Ci si rinchiude nelle proprie case, incerti del domani. Anche quelli che abitano fuori la cinta urbana, al Borghetto, a Largo San Rocco, calata S. Antonio, si rifugiano dentro il centro storico. 
Quelli del rione di San Domenico si rifugiano dentro le mura del convento domenicano, accolti da quei Padri. Molti bivaccano in Piazza Santa Lucia, nei crocicchi, in casa di amici, in Chiesa, intenti a pregare. Dovunque si passi, nelle strade, nei rioni, nei piccoli larghi, dalle case dei poveri, di quelli meno poveri, di quelli agiati giunge l'eco accorata della recita del Rosario. Le ore intanto trascorrono lunghe, terribili. Quando incomincia ad albeggiare, ci si accorge che la Guardia Nazionale non è più sugli spalti, a guardia delle porte. 
Si va nelle case del sindaco, dei decurioni, ma nessuno risponde. 
  
Ci si accorge allora di essere abbandonati Infatti durante la notte, forse dopo una riunione affrettata del decurionato, Sindaco, decurioni, Guardia Nazionale avevano abbandonato il paese, per recarsi, come diranno nella riunione del decurionato del 2 dicembre, a cose finite, ad Aquila per collaborare alla difesa di quella città. Chi allora cerca di trovare scampo nella fuga, calandosi dalle finestre, aperte alla circonvallazione, chi attraverso le porte secondarie, quella del Chitarrone, di Via Solara, dove la vigilanza borbonica è meno efficace, approfittando anche che il campo nemico è ancora in gran parte addormentato. Si guadagnerà così la campagna, si raggiungeranno i monti. Molti si recheranno a Pascolano, fiduciosi di trovarvi ospitalità, anche perché si tratta di villa predisposta anche alla difesa. 
 
I coloni di Masciarelli si trasformeranno per l'occasione in soldati. Qualcuno, ritardatario, si lascerà sorprendere dai soldati regi. Viene inseguito, malmenato, è costretto a gridare: " Viva Francesco Il ". C'è chi si asserraglia nella propria casa, disposto a difendere le proprie misere cose. Chi, non avendo più fiducia negli uomini, si rifugia in chiesa a pregare. Qui un sacerdote, di cui non si conosce il nome, esorta a pregare, ad aver fede: la Vergine Santissima, i Santi Protettori sapranno ben difendere Magliano. Si organizza una piccola processione, che si avvia verso la porta principale, incontro al nemico. Il campo borbonico intanto si è del tutto svegliato, si prepara al saccheggio. 
  
Il La Grange si accorge che il paese è abbandonato e le porte sono sguarnite. La marmaglia nemica, senza attendere l'ordine, irrompe nel centro abitato. Tuttavia, quasi presa da sacro terrore, evita di incontrarsi con la processione. Si riversa a saccheggiare specialmente le case dei benestanti, di coloro che sono fuggiti. L'ira del colonnello però non appare più quella del giorno precedente. Certo, di fronte a quel piccolo drappello di fedeli, pieni di fede e di coraggio, che procedono lentamente, lítaniando e quasi non accorgendosi della sua presenza, dietro il sacerdote, vestito dei sacri paramenti, il vecchio colonnello borbonico rimane frastornato e commosso. La tradizione che in quel momento, nella piazza di Santa Lucia, gli apparissero i Santi Giovanni e Paolo in atto di fermarlo. Altri racconta che il colonnello era accompagnato dal proprio figlio, il quale, durante la notte, aveva fatto un sogno. Gli erano apparsi due giovani guerrieri romani in compagnia di una bellissima signora, i quali con il braccio alzato avevano intimato al padre di fermarsi e di non far male al paese. 
  
Ora, entrando in chiesa il colonnello con il figlio, nello scorgere le immagini della Vergine, dei Santi Protettori e Tutelarí, ripensa al sogno premonitore del figlio e, scorgendo in ciò la volontà di Dio, abbandona i suoi propositi di vendetta. E' accertato, comunque, che nel mattino stesso del 20 ottobre dopo un abboccamento col barone Luigi Masciarelli, venuto di proposito da Pascolano alle trísti notizie apprese da quelli che vi si erano rifugiati, il La Grange dava ordine di suonare la ritirata ed abbandonava quindi il paese, ma non senza aver ricevuto un ricco compenso, che servisse a vettovagliare il suo esercito. Il popolo vide nella improvvisa decisione del colonnello l'intervento divino e volle rendere così votivo tale giorno, allo scopo di ringraziare la Vergine, i Santi Protettori e Tutelari e tramandare la memoria ai posteri.  La festa, voluta dal popolo, fu poi di fatto ratificata dall'Amministrazione Comunale nella seduta del 22 novembre dell'anno successivo.
  


Note
(1) ScipioNi, Le leste di S. Antonio e del XX ottobre.
 
Testi tratti dal libro "La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi"
 

 
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