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La ricostruzione - Il Concilio Vaticano II
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
La vita riprende, inizia l'epoca della ricostruzione. Anche la parrocchia è in sintonia con i tempi. Intanto alla guida della Diocesi, al Vescovo Bagnoli, morto il 17 gennaio 1945 in età più che ottuagenaria, succede Monsignor Domenico Valeri di Montorio al Vomano. Un nuovo stile si crea nella vita della diocesi: al pastore severo, forte della sua fede e delle sue idee, succede il padre, l'uomo comprensivo delle debolezze umane. Ciò non toglie che, nei momenti che lo richiedono, sia severo, deciso e fermo nelle sue risoluzioni. Bontà non vuol dir mai debolezza. Effettua la sua prima visita pastorale nella Parrocchia di Santa Lucia il 22 dicembre 1946. E' accompagnato da monsignor Giovanni de Medicis. E' accolto nella Piazza di Santa Lucia dal Parroco, dal sindaco prof. Píetrangeli, dalle altre autorità, dalle organizzazioni di Azione Cattolica, da molto popolo. 
 
Durante la celebrazione rivolge al popolo una calda esortazione mentre si compiace della bellezza della Chiesa e dell'ordíne che vi regnano. Solo mette in evidenza come ancora esista l'altare provvisorio in legno. La visita pastorale diviene quindi di stimolo per la realizzazione di quest'opera. Si costituisce un comitato per la raccolta dei fondi necessari. Viene incaricato di redigere un progetto un giovane scultore che già si era fatto notare in una mostra tenuta a Palazzo Venezia: Pino Conte. Il progetto riceve l'approvazione dell'Intendenza ai Monumenti e della Curia. Si possono quindi iniziare i lavori. Con lo scultore ci sono il padre ed un fratello che lo aiutano nella squadratura delle pietre e nella realizzazione delle cornici. L'altare, tutto in pietra da taglio, recuperata fra i resti del terremoto, riesce di generale soddisfazione e si armonizza, pur nel taglio moderno, con l'architettura del monumento. 
 
Il paliotto viene ornato da cinque statuine in bassorilievo in bronzo. Rappresentano il Sacro Cuore, la Madonna, San Giuseppe, i Santi protettori Giovanni e Paolo. Sulla parete di fondo fu collocata una Santa Lucia in stucco, opera dello stesso artista. La statua verrà rimossa, quando nella parete di fondo vi sarà sistemato l'organo. Questo verrà realizzato nel 1951 dalla ditta Pinchi di Foligno. Per la sistemazione si rende necessario fare alcune modifiche. Si consulta l'architetto Galli di Avezzano, che propone di aprire nella parete di fondo, che è piatta, un grande arco, che ripeta i motivi dell'arco di trionfo: in quest'arco disporre le canne di facciata dell'organo. 
L'idea dell'architetto Galli viene sviluppata dal maglianese Giuseppe Gentile che la fissa in un disegno, la cui caratteristica sono equilibrio e chiarezza. 
 
I capitelli e il rivestimento delle semicolonne sono realizzati da Antonio Ringegni. In quella occasione fu rinnovato anche l'impianto elettrico che venne realizzato dalla ditta Americo Di Felice su progetto di Giuseppe Gentile. L'organo fu inaugurato alla presenza del Vescovo Valeri, dell'On. Arnaldo Fabriani e delle autorità cittadine e di numeroso pubblico, dal Maestro Arturo D'Onofrio, organista della Cattedrale di Napoli e professore d'organo nel Conservatorio di San Pietro a Maiella. Il concerto riuscì veramente imponente sia per la maestria dell'artista che per i pezzi eseguiti, e per le potenzialità dell'organo. Per la prima volta la nostra Chiesa rinnovata risuonò delle note solenni di Giovanni Sebastiano Bach. 
 
Sotto l'aspetto più specificamente religioso, importanza fondamentale per l'itinerario religioso di Magliano acquistarono le sante missioni predicate agli inizi del 1958. Queste si conclusero con una grande manifestazione di fede, che difficilmente può essere dimenticata. Una grande croce, formata dalle pesanti travi di castagno della distrutta Chiesa di Santa Maria ad Nives, fu trasportata a spalla da volenterosi, che, sotto il pesante fardello, si inerpicarono sull'erta del monte, per piantare il Sacro Legno sulla cima del Ravone. 
 
La notte, migliaia di fiaccole illuminarono questa grande roccia, che da allora cominciò ad essere considerata come luogo sacro. Giungeva intanto il Concilio Vaticano II, che, con la sua carica di rinnovamento e di apertura alle istanze della società contemporanea, creava le premesse per la riforma liturgica. 
Quando questa cominciò ad essere attuata, si poneva il problema della sistemazione dell'altare secondo le nuove norme. In molte chiese il problema si risolse collocando dinanzi al vecchio altare quello nuovo: una soluzione, questa, certo pasticciata! Per la nostra chiesa il problema era delicato. Si trattava infatti di rinnovare senza minimamente scalfire la struttura architettonica. Dopo attente considerazioni si prese la saggia soluzione di spostare in avanti la mensa. In tal modo il disegno dell'altare non subiva alcuna modifica. Precedentemente, e con precisione nel 1961, si era provveduto a rinnovare il pavimento del presbiterio, che si presentava non in armonia con quello delle navate. Era infatti in mattonelle di cemento. 
 
Queste venivano sostituite con lastroni di pietra. Anche i vecchi gradini dell'altare vennero realizzati in pietra. Fu tolto anche il pulpito in legno ed al suo posto fu montato un pergamo originale, composto da frammenti di sculture e rilievi medievali e rinascimentali. Nella parte frontale fu collocato un affresco del Settecento raffigurante Santa Apollonia. Il pulpito, giudicato da esperti interessante, è dovuto alla fantasia di Don Augusto. Fu posto in opera da Giusto Rossi. Il tutto fu inaugurato dal Vescovo Valeri in occasione della visita pastorale del 26 giugno 1961. A ricordo del Concilio Vaticano II ed in sostituzione della vecchia campana irrimediabilmente incrinata, venne fuso l'attuale " Campanone ", molto più grande dell'altra, quasi a significare il bisogno di una fede più robusta ed impegnata. All'esterno del " Campanone " è riportata, da una parte, l'epigrafe del vecchio bronzo con la data di fusione del nuovo (anno 1963) (1); dall'altra: " CONCILIO ECUMENICO VATICANO II " con le effigi della Madonna, di Giovanni XXIII e di Paolo VI. In quella occasione si provvide anche a fornire il campanile di una serie di campanelle per il suono dell'Ave Maria. Fra gli avvenimenti più importanti nel campo della religiosità popolare non possiamo dimenticare la celebrazione del Centenario della Festa del 20 Ottobre. In quella occasione ci fu una stretta collaborazione fra Amministrazione Comunale e Parrocchia, data l'importanza che la festa riveste sia sotto il profilo religioso che quello civile. Fu costituito un Comitato per iniziativa del sindaco dell'epoca avv. 
 
Lorenzo D'Alessandro qualche anno prima, per la raccolta dei fondi necessari e per l'organizzazione. L'opera fu proseguita sotto il sindaco prof. Giuseppe Di Girolamo, subentrato nella Amministrazione agli inizi del 1960. Le manifestazioni più importanti si svolsero nella seconda settimana di Settembre. La statua di S. Antonio fu trasportata processionalmente, come di consueto, nella Chiesa di Santa Lucia da quella dei Francescani. 
Ci fu il solenne incontro con i Santi Giovanni e Paolo e Santa Lucia in piazza della Repubblica in forma molto solenne. Seguirono, per quasi una settimana, spettacoli di vario genere con grande soddisfazione di tutti. Il giorno 20 ottobre, poi, si chiusero solennemente i festeggiamenti con la presenza del Vescovo Valeri, delle autorità e furono collocate, a ricordo dell'evento, le due lapidi, che si trovano ai lati interni del portale centrale di Santa Lucia. 
L'una sta a ricordare l'antico fatto e l'interpretazione che i nostri padri dettero all'avvenimento, l'altra contiene una sintesi storico-artistica della nostra Chiesa. Abbiamo già accennato come fin dagli inizi del secolo le due Confraternite del SS. Sacramento e della Misericordia andassero perdendo quel carattere sociale che avevano al tempo della loro costituzione. 
  
Si seguitava ancora a consegnare, in speciali ricorrenze religiose, la cosiddetta panetta. Ma anche questa usanza si andava man mano esaurendo fino a scomparire del tutto già prima della seconda guerra mondiale. 
Ciò era dovuto sia al continuo assottigliamento delle entrate delle due istituzioni, che non permettevano più di comprare una grande quantità di pane, sia per le migliorate condizioni economiche, che rendevano poco giustificabile una tale largizione. Si seguiterà ancora a partecipare con camice e mozzetta rossa per la confraternita del Santissimo, celeste quella della Misericordia, alle processioni, ai funerali. Si seguiterà ancora a cantare l'Ufficio la domenica mattina, prima che inizi la prima Messa, nelle Messe funebri per i confratellí defunti, si canteranno ancora i Vespri. Poi anche l'Ufficio non si canterà più, col venir degli ultimi vecchi. Da tempo infatti non c'era stato più ricambio. Della rifondazione della Confraternita della Misericordia, avvenuta di recente con uno statuto e una funzione ben stabilita, nonché della ripresa del Canto delle Lodi parleremo in appresso, quando sarà trattato l'ultimo periodo. 
  
Attualmente la Confraternita del Santissimo cura solo l'organizzazione di alcune cerimonie tradizionali: Quarantore, Processione della Settimana Santa. Un tempo, durante la Settimana Santa, si cantava l'Ufficio delle Tenebre, che aveva il punto più commovente nel canto delle Lamentazioní di Geremia. 
Non possiamo chiudere queste pagine sul lungo periodo in cui la Parrocchia di Santa Lucia fu retta da Don Augusto, senza accennare alla ricostruzione della Chiesa di Santa Maria ad Nives. Demoliti gli ultimi resti della vecchia Chiesa, gravemente danneggiata dal terremoto del '15, l'opinione pubblica senti sempre di più il bisogno che in quel luogo venisse costruito un nuovo tempio. Ciò avveniva non solo per ragioni sentimentali, ma anche perché si sentiva il bisogno di una nuova Chiesa in una zona che si andava sempre di più espandendo urbanisticamente; fra l'altro si stavano approntando le pratiche per la costruzione delle casette per lo sbaraccamento. 
  
L'opinione pubblica faceva sentire maggiormente la sua voce in occasione della processione del Venerdì Santo. Fra le tradizionali stazioni presso le chiese cittadine si seguitava ad effettuare anche quella di Santa Maria ad Nives. Un mormorio si levava sommesso fra la folla: " Ma la Chiesa non c'è più perché seguitiamo a fermarci? Che si aspetta a ricostruirla? ". Il parroco, facendosi partecipe di questa opinione, interessò il Vescovo, il quale, sollecitato anche da commissioni di cittadini, fece suo il problema, anche perché comprese come l'esistenza di una Chiesa in quel posto avrebbe svolto molto efficacemente il suo compito: si trattava infatti di servire una nuova zona in continua espansione. Dette l'incarico per la progettazione all'architetto Angelini. Chiese ed ottenne il finanziamento richiesto per danni del terremoto. Il nuovo tempio, in stile avveniristico, fu realizzato egregiamente dalla Ditta Stinellis di Capistrello. Venne aperto al culto con una solenne cerimonia alla presenza del Ministro Gaspari e delle Autorità civili e religiose. 
  
Il Vescovo Valeri, visibilmente soddisfatto, benedisse la nuova chiesa rivolgendo ai fedeli calde parole di fede. Grande la soddisfazione del popolo. Molti però, per lo più anziani, anche nella gioia del momento, ripensavano con nostalgia al vecchio tempio dal bel cassettonato rinascimentale e dagli affreschi del Quattrocento e del Seicento (2). Si giunge alla fine dell'anno 1972, che si chiude come è antica tradizione, con le Quarantore Don Augusto, nel rivolgere la parola al popolo dopo il canto del Te Deum, volle rivelare un piccolo segreto, che però è oltremodo significativo per giudicare l'uomo e la sua spiritualità. Da anni, a tarda notte dell'ultimo dell'anno, era solito recarsi a fare una visita al Cimitero e con l'aiuto di una lampada tascabile osservava l'epigrafi, le immagini apposte su le pietre tombali, accanto alle Croci. 
  
Nella sua mente ripassavano generazioni di fedeli, anche da tempo scomparsi e con loro questi intraprendeva un lungo colloquio. Anche quella notte vi si sarebbe recato, ma senza l'aiuto della lampada, poiché proprio in quell'anno era entrata in funzione l'illuminazione elettrica e quasi tutti avevano provveduto di una lampada votiva le tombe dei propri cari Così in realtà Don Augusto fece anche quella sera ed iniziò quindi con i nostri morti quel colloquio, che tre giorni dopo avrebbe proseguito nel Mondo dei Giusti. 
Il tre gennaio, infatti, mentre si recava a Nettuno a fare una visita alle sorelle monache, colto da malore, ebbe la forza di parcheggiare in un'area di sosta dell'autostrada per Roma, dove fu rinvenuto moribondo alquanto dopo. Trasportato d'urgenza all'ospedale di Tagliacozzo, rendeva l'anima a Dio la sera stessa. Generale e profonda fu la commozione. I funerali si celebrarono nella Chiesa di Santa Lucia la sera del cinque gennaio alla presenza di una folla strabocchevole e di tutte le autorità. Il Sacro Rito fu concelebrato dal Vescovo, monsignor Valeri, e da numerosi sacerdoti. Commoventi parole furono pronunciate dal Sindaco, professor Pietro Luce, dal Preside della Scuola Media Riccardo Stornelli. L'opera dello scomparso fu rievocata in brevissima sintesi da Giuseppe Di Girolamo, che aveva avuto la felice sorte di poter testimoniare il quasi quarantennio di attività pastorale di don Augusto. Si chiudeva così un'epoca e se ne apriva un'altra. Il nuovo spirito creato col Concilio Vaticano II, e che già aveva incominciato a trovare attuazione nell'attività dell'Orlandi, ha modo di svilupparsi sempre di più con i suoi successori.
         


Note
(1) Iscrizíone posta sul " Campanone ": COLENDO DEO O.M, DEIPARA URBIS HUJUSQUE TEMLI PATRONIS HONORANDIS NIMBIS ET TEMPESTATIBUS FUGANDIS LAETITIIS AC LUCTIBUS NUNTIANDIS DEFUNCTIS SUFFRAGANDIS A.D. MCMXXIV. ABBAS AUGUSTUS ORLANDI CURAVIT OPUS PRIMARIUS OFFERENS: BIFARETTI IOSEPH ANNO DOMINI MCMLXIII
(2). Chi voglia conoscere la storia di questa chiesa e della parrocchia di Santa Maria ad Nives, oltre a ciò che dice Angelo Melchiorre nelle pagine dell'Introduzione, può leggere la monografia di Mons. Scipioni, scritta prima del terremoto, ma forse mai pubblicata. Il manoscritto si conserva nell'archivio della parrocchia di Santa Lucia. Copia fotostatica dello stesso si trova nella biblioteca comunale di Magliano.
 
Testi tratti dal libro "La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi"
 
 
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