Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - CHIESE E MONUMENTI - Chiesa di Santa Lucia - La vita della chiesa si rinnova

La vita della chiesa si rinnova
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
Dopo un breve periodo, in cui la Parrocchia fu amministrata da Don Vincenzo Angeloni in qualità di economo curato, prendeva possesso della medesima Don Antonio Rosa, anch'egli di Scurcola. Già Parroco di Santa Vittoria di Carsoli, univa alla grande esperienza acquisita in tanti anni di apostolato una grande voglia di lavorare. Mentre da una parte cercava di dare nuovo impulso alle organizzazioni esistenti, come l'Associazione Giovanile " Il Maglio ", e la Schola cantorum, dall'altra cercava di operare in profondità per il rinnovamento spirituale secondo lo spirito del Concilio Vaticano II. 
 
E' noto come gli anni che seguono immediatamente questo grande evento della Storia della Chiesa, furono anni di grande travaglio spirituale. Le istanze di rinnovamento venivano spesso a cozzare contro un costume inveterato, che, in molti, trovava la sua espressione in una spiritualità conformista, che si riduceva alla semplice partecipazione alle cerimonie religiose. Con ciò però non si vuol dire che l'età preconciliare sia stata un'età statica, aliena da qualsiasi impegno politico e sociale. Il grande sviluppo della Dottrina Sociale della Chiesa, che aveva avuto il suo inizio con l'enciclica " Rerum Novarum. " di Leone XIII e che trova il suo terreno più fertile nel secondo dopoguerra, è la riprova di questa vitalità. A quanti avevano del Cattolicesimo una visione conformista, certo sembrò che questi cambiamenti fossero quasi di resa al mondo secolare. 
 
La stessa Riforma Liturgica, che doveva servire ad avvicinare sempre di più il popolo ai Misteri della Fede, fu interpretata come concessione al Protestantesimo. Quanti poi si erano impegnati nel campo politicosociale ebbero quasi la sensazione di essere sconfessati dalle Istituzioni Ecclesiastiche. Di qui le crisi di coscienza, le incertezze, i dubbi. 
Ad accrescere questo stato di disagio si aggiunsero, talvolta, iniziative prese da singoli sacerdoti in nome del Concilio, che invece del Concilio ne alteravano lo spirito e, in certi casi, sfioravano l'eresia. Si ebbe, insomma, la sensazione che la Chiesa non avesse più un preciso itinerario da percorrere, ma che si affidasse alla improvvisazione ed allo sperimentali " Sentiamo la tempesta che ci assale ", confessava con angoscia Paolo VI. 
 
Anche in fatto di morale sembrò che la Chiesa si venisse accomodando al lassismo dilagante, quasi una resa senza condizione allo spirito del mondo. Anche qui si veniva a travisare un atteggiamento della Chiesa, che, rifacendosi al Messaggio del Vangelo che è principalmente messaggio di amore, voleva essere di maggiore comprensione per le debolezze umane allo scopo, non già di alimentarle, ma di redimerle.
   
Il ritorno allo stato laicale di molti sacerdoti, fenomeno tipico di quest'epoca, non poteva essere che di grande turbamento per le anime maggiormente fragili. Una tale crisi, vista ad una certa distanza, in una prospettiva storica che diviene sempre più chiara man mano che ci allontaniamo, non si può certo addebitare al Concilio Vaticano II. Era una crisi, non ancora superata, che si protraeva da più di un secolo, come abbiamo già accennato in precedenza. Lo spirito materialista, o, come si dice oggi, laico, aveva ottenebrato non solo i principi del Cristianesimo, ma quelli stessi della morale comune. Del resto solo con un tale ottenebramento è possibile spiegare i risultati del Referendum sull'aborto. La maggior parte dei Cattolici, che votarono a favore di una tale legge, non furono minimamente sfiorati dal dubbio che quel loro atto costituiva un vero tradimento della loro Fede. 
  
Si volle dare al voto un significato politico, come se le Leggi, inculcate nella coscienza dell'uomo fin dalle origini da Dio e da Questi dettate a Mosè sul monte Sinai, fossero oggetto di politica e potessero essere abolite o modificate secondo i capricci, o meglio, secondo gli interessi individuali. Questa situazione di crisi, che investiva gran parte del mondo cattolico, non poteva certo risparmiare la nostra terra. Dagli appunti lasciati in un quadernetto, che si conserva nell'archivio parrocchiale, si rileva come il Rosa si lamentasse della scarsa affluenza dei Maglianesi alle pratiche religiose. Solamente in particolari momenti e nelle princípali feste dell'anno la Chiesa si riempiva di fedeli. 
 
Un tentativo di costituire il Consiglio Pastorale non ebbe risultati concreti. Servi tuttavia ad avvicinare il nuovo parroco alla cittadinanza e ai suoi problemi. Furono convocati tutti i capi-famiglia, che si radunarono nella sala parrocchiale, e così l'uno e gli altri ebbero modo di conoscersi. Il parroco comprese che quei cittadini avevano un grande bisogno di fede e che erano desiderosi di rinnovarsi. I Maglianesi videro nel Rosa un uomo dalle idee chiare, dalla fede sincera e con nel cuore un grande desiderio di lavorare. 
  
L'anno successivo al suo insediamento, allo scopo di creare un ponte col passato, che era impersonato in Don Augusto e per ricordarne la memoria, curò la pubblicazione delle Poesie e di alcune preghiere dello stesso. 
Queste poesie, che vennero presentate al pubblico la sera del 3 gennaio 1974, rivelarono un aspetto profondo dell'anima di Don Augusto, la predisposizione alla meditazione in una comunione continua con la natura e col suo Creatore. " Il senso di mistero ", è scritto nella prefazione della raccolta, " che circonda noi e l'uníverso, il desiderio di scrutarlo, la Grazia che viene ad illuminarci, quando tutto sembra perduto, la fratellanza universale anche al di là della nostra terra, sono motivi costanti che fervono in tutta la lirica dell'Orlandi. Viene fuori un ritratto spirituale ". Già nella riunione dei capi-famiglia intanto si gettavano le basi per l'organizzazione di una grande Missione Popolare, necessaria in un periodo come quello che abbiamo descritto. 
  
Questa veniva organizzata per gli inizi dell'anno 1975. Grandi speranze nutriva il parroco Rosa per il rinnovamento spirituale del popolo, anche se qualche dubbio sulla riuscita della Missione lo turbava. Avrebbe il popolo corrisposto a questo grande evento con la Fede del passato? Molti lo rincuorarono, ricordandogli l'entusiasmo dimostrato dalla cittadinanza nella Missione del 1958. La profonda carica sociale, che egli in poco tempo era riuscito ad infondere all'Associazione giovanile " Il Maglio ", i risultati positivi nella riorganizzazione della Schola Cantorum, costituivano certo motivo di speranza. Furono chiamati i Missionari Vincenziani che, dall'8 al 23 gennaio 1975, annunciarono al popolo maglianese l'Amore di Dio e la gioia della Riconciliazione. Le Missioni si conclusero con una grande manifestazione di Fede, quando l'ultimo giorno veniva eretto a ricordo dell'evento un artistico e significativo monumento in ferro, ideato da Teodoro Macioci e realizzato dal fabbro Vincenzo Di Berardino. 
 
Si era nell'Anno Santo proclamato da Paolo VI. I due eventi, l'uno di portata ecumenica, l'altro ristretto nei limiti parrocchiali contribuirono certo ad un rinnovo di fede. Per fare in modo che i frutti della Missione non andassero dispersi, oltre a curare le manifestazioni tradizionali, venne organizzata la Festa dell'Ainícizia e dell'Accoghenza, che doveva ripetersi ogni anno la sera del 15 agosto, Festa dell'Assunzione. 
  
Ciò allo scopo non solo di creare un clima di comunione fra Maglianesi e villeggianti, ma anche per ridare contenuto religioso ad una festa importantissima dell'anno ecclesiastico, che, con l'avvento dell'età consumistica, lo aveva perduto quasi del tutto. Rosa rinnovò anche alcune usanze religiose, adattandole al nuovo spirito. Così la benedizione del fuoco e degli animali nella festa di S. Antonio Abate fu estesa agli automezzi. 
Ma Don Antonio Rosa cultore di musica, non poteva non interessarsi dell'importanza che questa arte riveste in campo religioso. Quindi, oltre a curare il rinnovamento della " Schola cantorum ", pensò al restauro dell'organo. Questo strumento, realizzato negli anni dell'immediato dopoguerra, era stato costruito seguendo un sistema misto, elettrico-pneumatico, sia per la produzione dell'aria che per la trasmissione dei suoni. In tal modo, in caso di mancanza di energia elettrica, lo strumento poteva essere usato, azionando manualmente i mantici. 
  
Col tempo il delicato meccanismo si era deteriorato e l'organo aveva quindi bisogno di un radicale restauro. Con grandi difficoltà si reperirono i fondi necessari. Si poté cosi dar inizio al restauro, che venne eseguito da una ditta specializzata, che provvide anche ad arricchire lo strumento di nuove canne e nuovi registri. Il nuovo strumento fu inaugurato da un grande concerto dell'organista Giuseppe Agostini. Bisognava risolvere anche il problema del riscaldamento della Chiesa. Già da qualche tempo, e precisamente dagli ultimi anni di Don Augusto, si era provveduto a questo bisogno con stufe a gas, ma la pericolosità e l'antigienicità di questo sistema imponevano una radicale soluzione. C'era da risolvere però il problema estetico, che la installazione dei termosifoni poneva. Questo lo si risolse, non ricorrendo ai normali radiatori, ma facendo in modo che il calore si diffondesse mediante una presa d'aria. In ottemperanza alle rinnovate norme liturgiche, la statua di Santa Lucia fu rimossa da sopra l'altare e collocata sulla porta della sagrestia. 
  
Al suo posto venne collocato il grande Crocifisso ligneo del diciottesimo secolo, che provvisoriamente si trovava nella Chiesa del Nome di Maria. Sulla porta che si trova all'altro lato della chiesa e precisamente sulla porta che conduce al campanile, fu collocata la statua della Vergine del quindicesimo secolo, l'opera più pregevole, oltre alla facciata della Chiesa, che noi oggi possediamo. Questa statua, trafugata dalla chiesetta di Santa Maria di Loreto, ove esisteva da secoli, fu fortunatamente rinvenuta presso un antiquario di Firenze, che aveva già provveduto a restaurarla. Gli ultimi giorni del 1974 furono turbati da un terribile uragano, che si abbatté nelle nostre contrade. Numerosi furono i danni subiti dalle costruzioni. 
 
Fra l'altro fu divelto in un sol colpo il tetto del convento di San Domenico, i cui resti si sparsero in lontananza. Nella notta di San Silvestro la grande Croce, collocata sul Ravone a ricordo della Missione del '58, veniva divelta e, infrangendosi contro le rocce, si ridusse in frantumi. Era necessario quindi provvedere a collocare un'altra Croce. In occasione delle Missioni del '75, che abbiamo ricordato, dove sorgeva la vecchia Croce ne fu collocata una in metallo. Una solenne e commovente Via Crucis fu meditata da una gran folla di fedeli che, devoti, si snodavano lungo l'erta del monte, che conduce al Ravone. Questo spuntone di roccia, che come una sentinella sembra vegliare su Magliano, da questo momento andrà sempre di più acquistando il carattere di luogo di preghiera e di culto. 
  
Abbiamo parlato del Rosa come cultore di musica. Ebbene, egli questa arte non solo mise a disposizione del culto, ma l'usò anche come strumento di promozione civile e culturale. Anche la ricostituzione del complesso bandistico " Città di Magliano " si deve in gran parte alla sua opera, non foss'altro per il clima musicale, che era riuscito a creare in special modo fra i giovani. Proprio in ragione di questo clima fu possibile al Comune organizzare concerti che, normalmente, erano tenuti dall'Orchestra Sinfonica Abruzzese quasi mensilmente nell'ampia navata della Chiesa di Santa Lucia. Questi culmineranno con l'esecuzione dello Stabat Mater di Pergolesi e con la Passione secondo Giovanni di Bach. Fra le attività culturali non sono da dimenticare alcune rappresentazioni teatrali ad opera del " Maglio ". 
L'anno 1978 per la Chiesa, per l'umanità ed in modo particolare per l'Italia fu anno carico di avvenimenti ora tragici, ora ricolmi di speranza, in cui visibile appare l'opera dello Spirito, che, pur dai tragici errori degli uomini, sa trarre ed alimentare forze rigeneratrici di umanità.
  
In Italia il terrorismo politico raggiungeva il suo culmine con l'agguato di Via Fani a Roma in cui veniva rapito Aldo Moro ed uccisa la scorta. Iniziava così il lungo Calvario dell'illustre uomo politico, che si sarebbe concluso con la barbara uccisione. A nulla, infatti, erano valsi i tentativi di liberazione, a nulla le preghiere, i richiami a sensi di umanità. Nella preghiera che Paolo VI pronunciò nella basilica di San Giovanni in Laterano, celebrando il rito funebre per Aldo Moro, è contenuto tutto il dramma e l'angoscia, che gli uomini di buona volontà in quei momenti vivevano. " E ora ", diceva il Papa, " le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all'ingresso del Sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il "De Profundís", il grido cioè ed il pianto dell'ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce ". 
  
E più in là proseguiva: " Fa', o Dio, Padre di misericordia, che non sia interrotta la comunione che, pur nelle tenebre della morte, ancora intercede tra i defunti da questa esistenza temporale e noi, tuttora viventi in questa giornata di un sole, che inesorabilmente tramonta ". Così concludeva Paolo VI: " E intanto, o Signore, fa' che, placato dalla virtù della Tua Croce, il nostro cuore sappia perdonare l'oltraggio ingiusto e mortale inflitto a questo uomo carissimo e a quelli che hanno subito la medesima sorte crudele; fa' che noi tutti raccogliamo, nel puro sudario della sua nobile memoria, l'eredità superstite della sua diritta coscienza, del suo esempio umano e cordiale, della sua dedizione alla redenzione civile e spirituale della diletta nazione italiana! " La tragica fine di Moro non poteva non turbare anche la vita del nostro Comune, della nostra parrocchia. Dopo una mesta cerimonia civile nella sala consíliare del Municipio, una gran folla si snodava lungo via Santa Maria di Loreto verso la Chiesa di Santa Lucia, preceduta dal labaro del Comune e dalle bandiere abbrunate. 
  
Nel sacro tempio, ricolmo di cittadini, le parole del Vangelo, che parlano della morte del Cristo, risuonarono gravi, quasi si volesse accomunare con quella lettura, il Sacrificio del Figlio di Dio a quello di quanti soffrono e muoiono per amore della giustizia e della verità. Il 6 agosto dello stesso anno, con nel cuore ancora l'immagine della grande tragedia, moriva Paolo VI, il Pontefice che aveva retto la Chiesa in uno dei periodi più contrastati della storia della Chiesa, ma anche dei più ricchi di fermenti di rinnovamento. Gli succedeva Albino Luciani, che decideva di assumere il nome di Giovanni Paolo I. Il Papa del sorriso sembrava quasi volerci trarre da quella atmosfera d'incubo, che gravava sull'umanità, ed annunciare l'alba di un mondo più giusto ed umano. Ma le strade seguitavano ad essere insanguinate. " Anche i giovani uccidono ", disse, sconfortato, il papa Giovanni Paolo I. La mattina seguente fu trovato morto sul suo letto. 
  
L'umanità rimase attonita, ma non sconvolta. Era opinione comune che il messaggio lasciato in eredità dal Papa del sorriso non poteva perire. Questo forse pensava la folla, che, durante i funerali del Pontefice, sfidava impavida la pioggia. Questo pensavano i milioni di uomini, che seguivano il mesto rito dinanzi al televisore. Venne poi un Papa da lontano. Dopo più di quattro secoli, un Papa non italiano sedeva nuovamente sul trono di Pietro: segno emblemativo di tempi nuovi. Il Concilio Vaticano II con la sua spinta ecumenica faceva maturare i suoi primi frutti. In tutte queste vicende, come non vedere la forza dello Spirito Santo, che opera nella Chiesa e che, dagli abissi in cui l'uomo talvolta per sua colpa precipita, fa germogliare nuove linfe vitali? Come spiegarsi altrimenti l'interesse che tutti mostrano nel seguire le vicende della Chiesa proprio in questa nostra età, che sembra la meno adatta a sentire la voce dello Spirito, in quanto vi dominano incontrastati la violenza, la lussuria più sfrenata, il desiderio smodato del denaro e gli stessi fondamenti del vivere civile sembrano scardinati? 
  
Magliano, attorno al suo pastore, aveva vissuto densamente questi momenti di angoscia e di speranza. Per tale motivo, quando giunse la notizia che Don Antonio Rosa sarebbe stato trasferito, questa non fu certo accolta con entusiasmo. L'amarezza fu mitigata solo quando si seppe che al suo posto sarebbe venuto un ancor giovane sacerdote, già noto nella nostra cittadina fin dai tempi di Don Augusto, per essere stato animatore di gruppi giovanili. 
Nella cerimonia di commiato per il Sacerdote che ci lasciava e di insediamento del nuovo parroco, presieduta dal Vicario Generale monsignor Ottavio Celi, ed alla presenza delle Autorità cittadine, rammarico e speranze si unirono nell'animo dei fedeli in una atmosfera di profonda commozione
.
 
Testi tratti dal libro "La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi"
  
Sei in: - CHIESE E MONUMENTI - Chiesa di Santa Lucia - La vita della chiesa si rinnova

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright