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Gli affreschi
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
 

 Due sono i cicli di affreschi della chiesetta trecentesca della Madonna di Loreto : quello nell'abside , l'altro in una cappella laterale, a destra di chi entra. Il primo ciclo è esclusivamente mariano. Da una parte è rappresentata la nascita della Vergine. Gli elementi costitutivi sono quelli stessi che si rinvengono nei dipinti sullo stesso argomento , lasciatici nel tardo medioevo e nel primo rinascimento. 
 
Basta ricordare il mosaico di Pietro Cavallini in Santa Maria in Trastevere a Roma, gli affreschi di Taddeo Gaddi in Santa Croce a Firenze, quelli di Domenico Ghirlandaio in Santa Maria Novella sempre a Firenze. La parte destra è scomparsa completamente. 
 
Vi dovevano essere raffigurati San Gioacchino ed una donna con un involto di panni sulla testa e la comochia in mano, così come viene ricordato dallo studioso ottocentesco, Antonio De Nino. La scena rimastaci rappresenta la neonata adagiata su di un vassoio ed è accudita da due donne. In fondo si scorge Sant'Anna adagiata sul letto. Tutta la scena si svolge sotto un intercolonnio dipinto in prospettiva . Nella parte sinistra dell'abside c'è lo sposalizio della Vergine. E' questa la scena meglio conservata . 
 
Nel centro c'è il sacerdote , alla sua sinistra Maria con un seguito di giovani donne, a destra San Giuseppe col bastone fiorito, accompagnato da giovani. Uno di questi sta spezzando il suo bastone.  Il tutto è inquadrato in un ambiente architettonico rinascimentale. Le due scene sono collegate al centro da una cerchia di mura merlate, dietro cui si innalzano dei cipressi. 
 
Nel catino absidale è rappresentata l'incoronazione della Vergine, circondata dalla cosiddetta noce, simbolo della verginità. Ai due lati degli angeli danzanti festeggiano la Regina del cielo e della terra al suono delle tube. Lo stile e la lavorazione riportano l'esecuzione alla fine del quattrocento e non più tardi del primo decennio del cinquecento. Nella cappella laterale è rappresentata la nascita del Redentore. 
 
L'affresco, che era stato completamente ricoperto da vernice vero il 1950, forse perché si riteneva irrecuperabile per lo stato di degrado in cui era ridotto, è stato riscoperto e restaurato in questi ultimi anni. L'affresco, anche se meno pregevole del primo ed eseguito con mano poco esperta, tuttavia si ammira per una certa freschezza sia nella composizione che nel colore che creano una atmosfera di ingenua poesia. Forse l'opera è della metà del quattrocento.
 

 

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Testi tratti dal libro "La chiesa di Santa Lucia in Magliano dei Marsi"
  
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