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Un tuffo nel passato
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
Ma seguiamo la gara, incamminandoci lentamente lungo il Giro di Tornoterra. Avremo modo dì divertirci, ma anche di andare alla rìcerca della memoria storica. Non esiste più il vecchio centro urbano di origine medioevale. Il terremoto lo rase al suolo in quella tragica mattina del 13 gennaio 1915. Degli antichi caseggiati, della cinta muraria, a cui in prosieguo di tempo si erano addossate o sovrapposte case abitative, non ci sono che miseri resti, poveri brandelli, sufficiente tuttavia a stimolare la nostra fantasia, a scrutare la nostra memoria collettiva.
  
La gara ha inizio all'appellaturo. Da qui si lanciano i primi colpi e qui dovrà concludersi il giro. Quindi l'appellaturo segna il punto di partenza e quello di arrivo. Siamo all'estremo lembo settentrionale del Piazzale Berardino Amiconi, illustre pittore maglianese dell'ottocento (1825-1878).. Vi si innalza la fontana monumentale, che porta nel suo fastigio la statua in bronzo di Saturno, protettore delle messi. Dal popolo viene chiamato Vittorio Fontana. ma non si sa il perché. La fontana fu innalzata alla fine del secolo scorso ed era alimentata dall'acqua della Formella in territorio di Rosciolo. Ambedue le squadre hanno tirato il primo colpo. Non ci sono state cieche. Siamo ora presso l'abitazione in cui un tempo c'era la cantina di Caricò. Giocatori e spettatori spesso facevano qui la prima sosta per gustare il buon fermentato, fresco di cantina scavata nella roccia. Ma seguiamo ilo giro. C'è un rettilineo. A destra un tempo c'era una delle quattro porte della cinta urbana. Non rimane nulla.
  
Intanto attenzione al tiro! Un colpo troppo forte potrebbe imprimere alla pezza una spinta tale da farle superare il rettilineo e da farla girare a sinistra per nascondersi dietro le abitazioni. E' questo infatti il tratto in cui una delle squadre può perdere più punti ed è qui , quasi all'inizio della partita, che talvolta si perde il giro. Se una squadra perde diversi punti, è poi difficile che possa recuperarli, purché gli stessi errori non vengano compiuti anche dalla squadra avversaria. Superata questa curva, fermiamoci un attimo presso la porta dell'Orto di Scisciano. Distogliamo lo sguardo dal gioco e rivolgiamolo verso il campanile. Di fronte, a qualche passo di distanza, c'è un vecchio rudere: vi si intravede un buio tunnel. 
 
Qui un tempo sorgeva una delle torri della
terra o dell'oppidum. Già prima del terremoto era stata inglobata da fabbricati abitativi. La sua immagine possiamo conoscerla da un dipinto del pittore Oreste Amiconi, eseguito appena dopo il terremoto. Riprendiamo ad osservare la gara. Superato il pericolo che qualche pezza possa imboccare via delle Grotti e disperdersi nei numerosi anfratti, le squadre si trovano ormai presso la casa di Mastro Peppe (Laurizi). 
  
A questo punto, chi ha forza la deve mettere tutta. Un colpo ben lanciato e sostenuto potrebbe portare la pezza alle
Colonnette. C'è però il pericolo che si nasconda dietro una di esse, oppure curvi per scomparire dietro il muricciolo che circonda Casa Giovannucci ( gliò Ciarullo). Il colpo, se ben riuscito, potrà portare la squadra anche a tre punti di vantaggio. Siamo sotto il campanile ed è qui che il bel manufatto, ideato dall'artista Tommaso Di Lorenzo nel 1878, appare in tutta la sua maestosità, svettante nel cielo, che, se sereno, va colorandosi delle luci del tramonto. Volgiamo intanto la sguardo a destra.. Si apre alla nostra vista la piana dei Campi Palentini, che va restringendosi nella Valle -della Mola. 
 
A sinistra, invece, sotto Il campanile, ove ora crescono alberi rigogliosi , fino al 1915 c'era la parte di Magliano medioevale, che meglio si era conservata attraverso i secoli nelle strutture originalili, anche se le vecchie mura, innalzate dai Colonna nel secolo decimo quinto in parte sostenevano caseggiati, in parte erano da questi inglobate. La stradetta, che fiancheggia la chiesa, confluiva a Tornoterra tramite un arco- che nei momenti di pericolo veniva rimurato. La parte centrale dei complesso edilizio portava il famoso Chitarrone. Si trattava in origine di una balconata medioevale, su cui in un secondo tempo, vi si era costruita una canna fumarla, che prendeva l'aspetto di una grande chitarra. Nello stesso caseggiato si apriva una bellissima bifora. La stradina che scendeva e scende ancora a destra del Chitarrone che porta il nome di via dei Buon Gusto, terminava a Tornoterra con un'altra porta urbana, di CUI non abbiamo vestigia alcuna. La si può tuttavia intravedere da una vecchia foto panoramica, scattata da via San Martino. Resti delle mura originali sono riapparse dopo il terremoto con la distruzione delle case che vi erano state addossate. Tali resti li possiamo ancora osservare oggi Quel muro massiccio ed annerito dal tempo, che si estende da via del Buon Gusto,si dilunga dietro casa Criovannucci e riappare poi fino a casa Baldi, costituisce i resti delle fortificazioni.
  
Ma riprendiamo a seguire la gara. 
Ci troviamo in un altro tratto che richiede forza e tecnica nel lancio. Si stende dinanzi al giocatore un lungo tratto di strada.  Incomincia in oltre la risalita. Qui la squadra che ha più forza, anche se dovesse stare in dietro nel punti, potrebbe riguadagnare terreno, doppiando i tiri della squadra avversaria. Siamo giunti nel pressi dell'ex-chiesa di S. Antonio Abate. Prima del terremoto, accanto a questo edificio, c'era il municipio, installatovi dopo l'Unità D'Italia. In precedenza il fabbricato annesso alla chiesa era destinato ad accogliere 
i pellegrini, cioè coloro che non erano riusciti ad avere un alloggio nel centro. 
Si chiamava infatti Ospitale ed era gestito dalla Confraternita del SS. Sacramento. 
 
Della, costruzione originaria si conserva solo, opportunamente restaurata, la parte sottostante Tornoterra, a livello di Calata Sant'Antonio. Su questa base sorge ora una casa di civile abitazione. Giunte le due squadre in questi pressi, con un successivo colpo si potrebbe scoprire la salita del Cantinone, ma ci vuole forza e la pezza deve seguire la corsa al centro della strada, altrimenti può subire un improvviso arresto. No, intanto ci allontaniamo un pò da Tornoterra e quindi dalla gara. Aggiriamo il muro di contenimento e saliamo su quel tratto di strada sovrastante, attraverso il quale un tempo si entrava al paese .- Qui sorgeva Porta Solara, coi suo piccolo atrio ad archi, la cui immagine ci è conservata attraverso una vecchia foto. Se osserviamo bene riusciamo ancora a scorgervi resti di stipiti, su cui poggiavano gli archi. Ma torniamo ad osservare la gara, Siamo all'inizio del Cantinone. 
   
La salita è abbastanza sostenuta e si richiede forza per poterla superare. Qui accanto sorgeva la torre detta dei Padellari, che fu demolita i seguito al terremoto del 1904, che precedette di appena undici anni il più grande sisma, che doveva segnare una svolta traumatica nella storia della Marsica e di Magliano. Di questa torre rimane oggi la pietra angolare fino a qualche tempo fa ancora sul posto ed oggi rimossa e collocata all'interno di una recinzione adiacente la strada. A questo punto chi ha forza con un colpo potrebbe scoprire ed aprirsi la strada all'Appellaturo. Ma la pezza, anche se giunta al culmine della salita, potrebbe iniziare una corsa a ritroso ed imboccare o via Rincova, oppure ripercorrere lo stesso giro di Tornoterra, sorpassando all'indietro la stessa sena di partenza anche di molto. Così anche la squadra che aveva più punti di vantaggio potrebbe ritrovarsi con uno o più punti in meno. Siamo giunti finalmente nel piazzale Berardino Amiconi. Qui prima del terremoto si svolgeva la vita cittadina. Si chiamava Fuori La Porta. La porta principale del paese si innalzava infatti fra Casa Masciarelli e Casa Tavani. Fu demolita per conto dell'Amministrazione Comunale all'indomani dell'Unità d'Italia. L'orologio pubblico, posto al culmine della torre, venne collocato sulla facciata della Chiesa di Santa Lucia.
  
L'inglese Lear, che aveva visitato Magliano nell'agosto del 1843, parlando del paese così scrive: A Magliano le strade sono pulite le case in buon ordine e stato. La piazza poi, un lato della quale è formato dal Palazzo Masciarelli, è un esempio di tranquillità/feudale
Il giro ormai sta per concludersi. Basta un tiro maestro, per ottenere la vittoria, anche se si è giunti sul Cantinone a pari punti. Ma torniamo un pò al passato recente, quando ancora c'era la cantina di Capoccetto. 
Qualcuno propone: Perché prima dello sforzo finale non rinfreschiamo la gola con un buon bicchiere frizzantino? Attenzione però! Anche qui per poter raggiungere l'appellaturo o almeno scoprire per la meglio botta, è necessario superare un pericolo, sempre pronto - a scompiglìare la classifica. 
Se infatti la pezza non è sorretta da spinta propulsiva sufficiente, data l'inclinazione del suolo, può piegare a destra, per avviarsi verso Largo San Rocco e scomparire, oppure imboccare Via Fonte Vecchia per giungere, se nessuno l'arresta, all'Osteria di Martino. Nell'un caso e nell'altro il tiro è perduto. Quante volte è proprio qui che si perde la partita, anche se la squadra ha fino a questo momento punti di vantaggio.
 
 
 
 
 
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