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Tommaso di Lorenzo
Testi a cura del Prof. Giuseppe Di Girolamo  maggiori info autore
La vita e le opere. Mi si permetta qualche parola sul Di Lorenzo, su questo validissimo artista che onora, nonché il suo paese natío, l'Italia, del quale è lecito discorrere con ammirazione schietta e sentita senza tema che l'amicizia o la predilezione regionale facciano velo alla serenità dei giudizi. 
D'altra parte il Di Lorenzo è cosí conosciuto ed apprezzato nel campo delle arti belle, che delle povere lodi non ha bisogno, né io saprei mai dargliene tali da superare o almeno in parte adeguare i meriti suoi. Egli con moltissimi altri prese parte al concorso bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione per la continuazione dell'Eliodoro di Raffaello: si trattava di una lastra in rame, lasciata incompleta dal celebre Raimondi.
 
Vinse la gara e il discepolo superò il maestro. Né si creda esagerazione codesta: il confronto è là sul rame, facile a farsi tra l'uno e l'altro lavoro. In quello del Di Lorenzo non si ammira soltanto la linea riprodotta con esattezza e precisione incredibili, ma il sentimento, l'anima dell'originale. (...) Gaio e svelto come quasi tutti gli artisti, senza pretese, anzi modesto, benché a mezzo del cammino della vita. 
 
Chiunque l'avvicina lo ama ed augura a lui e all'Italia nuovi trionfi". Cosí ci presenta Tommaso Di Lorenzo un suo contemporaneo, Nicola Marcone, nel libro Viaggio al Lago dei Marsi e suoi dintorni, edito a Roma nel 1886. Tale ritratto coincide con quanto dicevano del Di Lorenzo i nostri nonni, che lo avevano conosciuto. Nacque a Magliano il 19 ottobre 1841, da una famiglia che aveva dato e darà all'Italia generali e uomini di cultura. Lo scrittore contemporaneo Mario Pomilio è suo pronipote per via materna. 
  
Studiò a Roma, dove esisteva ancora una lunga tradizione che risaliva al Rinascimento A cui massimo esponente fu proprio quel Raimondi del quale Di Lorenzo prosegi l'opera. A Roma trascorse gran parte della sua esistenza e qui si svolse la sua attività, stimato e protetto da politici, uomini di cultura, papi. Come ricorda Marcone nell'opera succitata, il Di Lorenzo conservava gelosamente una copia della Comunione di San Gerolamo del Domenichino, eseguita da lui a pastello, con l'autografo di Pio IX. Durante una udienza concessa all'artista il Papa vi aveva scritto di sua mano:  "0 Doctor optime, Ecclesiae lumen, deprecari pro nobis". A Roma per diversi anni diresse la Regia Calcografia, per la quale eseguì lavori che ornano ancora sale ed uffici di palazzi pubblici. 
 
Trascorreva lunghi periodi dell'anno anche al suo paesello. Poté quindi partecipare alla vita amministrativa di questo centro, divenendo promotore di iniziative e attività culturali. Quando si decise a Magliano di dotare la chiesa di Santa Lucia di campanile, fu Tommaso Di Lorenzo a fornirne il disegno, che egli cercò di armonizzare con lo stile del tempio, senza però rinunciare alla originalità. A tutt'oggi questo è il píú bel campanile della Marsica. Curò la ristrutturazione del Palazzo Fiorani-Di ClementeD'Eramo, che sorgeva nella Magliano alta, accanto al Palazzo Masciarelli. Ornò con graffiti palazzi pubblici e luoghi sacri. Sono da ricordare il prospetto del Teatro comunale di Avezzano, andato distrutto nel terremoto del 1915; la facciata della cappella gentilizia di D'Alessandro-Tavani nel Cimitero di Magliano, deteriorata dal tempo; il graffito L'Arca di Noè in un vecchio edificio di Largo San Rocco. Quest'ultimo, esposto alle intemperie, gradatamente ha perduto il colore ed è oggi irriconoscíbile.
  
Secondo il racconto dei nostri maggiori non c'era festa, non c'era cerimonia che non vedesse come protagonista Don Tomassino. Disegnò un catafalco monumentale per la cerimonia funebre di Pio IX; creò, in occasione del carnevale, maschere e carri allegorici. E' rimasto famoso il grande corteo allegorico allestito per ironizzare sulla lentezza con cui proseguivano i lavori per la costruzione della ferrovia Roma-Sulmona. L'artista immaginò dei carri ferroviari trainati da una immensa tartaruga, mossa lentamente da giovani nascosti sotto la macchina. Fra le opere calcografiche sono da ricordare: La Madonna del sacco di Andrea Del Sarto, La Sibilla Persica di Michelangelo, L'Erodiade di Guido Reni, la già ricordata Comunione di San Gerolamo del Domenichíno, La Carica dei Carabinieri del De Albertis, Torquato Tasso ed Eleonora del Morelli, Il Consiglio dei Dieci del Celentano.
  
Fra i lavori originali sono da ricordare: il ritratto di Vittorio Emanuele principe di Napoli, quello bellissimo della regina Elena, il ritratto di re Fuad d'Egitto, l'autoritratto. A carboncino eseguì il ritratto di un suo nipote, don Mario Di Lorenzo, sacerdote e uomo di vasta cultura, scomparso in età giovanile. 
In collaborazione con Moneta, Bassani, Mancucci, Massaris, Ortis e Denel eseguì composizioni per l'illustrazione del Messale Romano. Morí a Roma nel 1922. L'Amministrazione comunale di Magliano gli ha dedicato una via cittadina.
 
Testi tratti dal libro Berardo Amiconi e altri artisti di Magliano dei Marsi
 
 
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